Starman: recensione del film

16 gennaio 2023: John Carpenter compie 75 anni. Poteva non festeggiarlo vengonofuoridallefottutepareti? No, non poteva. Ed eccoci qui, allora, in compagnia di un altro patito di zio John come Cassidy de La bara volante.

Starman è un film del 1984 diretto da John Carpenter e scritto da Bruce A. Evans, Raynold Gideon, e Dean Riesner. Per essere un film fatto per “fare pace” coi grandi Studios dopo il flop di The Thing (La cosa, 1982), e per non aver messo mano alla sceneggiatura, è incredibile quanti elementi del cinema carpenteriano sia possibile ritrovare in Starman.

La trama, in due parole, è la seguente: un alieno arriva sulla Terra e prende le sembianze del marito morto di Jenny Hayden (Karen Allen) – l’alieno è interpretato da Jeff Bridges, che ricevette una candidatura all’Oscar per questo suo lavoro. I due passeranno insieme tre giorni in cui lui capirà molto dell’umanità, sia il suo lato negativo e violento, che quello bello e a tratti tragico dell’amore. La dualità dell’umanità è un tema fondamentale del film, come si capisce anche dalla presenza del classico doppio, che in questo caso è l’alieno identico all’ex-marito di Jenny.

Il film è allo stesso tempo un road movie (fu girato tra Arizona, Tennessee e Nevada), una commedia romantica, e un film di fantascienza. Ha punti in comune con E.T. The Extraterrestrial (E.T. L’extraterrestre, 1982), ma anche con il già citato The Thing. Di conseguenza, non è facile scriverne!

Più di ogni altra cosa, quello che vorrei fare è sottolineare l’ironia di un Carpenter che anche quando prova a fare un film per famiglie non può astrarre dalla sua poetica e dai suoi temi. Prima di tutto, l’alieno di Starman ha praticamente le stesse capacità di quello di The Thing, in quanto può assumere tutte le forme che vuole, e grazie ad una proiezione cinematografica decide di diventare come l’ex marito di Jenny (e c’è pure l’immancabile omaggio al cinema classico con un bacio preso da From Here to Eternity, Da qui all’eternità, 1953). E dati i suoi poteri, non sorprende che l’esercito gli dia una caccia spietata per studiarlo e vivsezionarlo (l’antagonista principale è uno spietato agente della National Security Agency, George Fox, interpretato da Richard Jaeckel).

I poliziotti arrivano addirittura ad uccidere Jenny sparandole, e solo i grandi poteri dello Starman riescono a riportarla in vita. E parliamone di questi poteri: viene dal cielo, si fa uomo, può riportare in vita i morti, deve tornare in cielo dopo tre giorni… vi ricorda qualcuno? D’altronde se pure Robocop (1987) può essere letto come una rilettura della storia di Gesù, non vedo perché non farlo con Starman!

Tornando a esercito e polizia: tanto per cambiare, Carpenter presenta il potere costituito come stupido e ottuso, cosa che avevamo già visto in They Live (Essi vivono, 1980) ed Escape from New York (1997: Fuga da New York, 1981), e che avremmo rivisto in vari altri film del regista.

Insomma, quello che voglio dire è che Starman può soddisfare davvero ogni tipo di pubblico, sia chi cerca un po’ di intrattenimento a base di romanticismo, sia chi cerca un po’ d’azione, sia chi è pronto a leggere i messaggi carpenteriani che non mancano nemmeno qui. E per questo è l’ennesimo film di John Carpenter che non mi stanco mai di rivedere. Ciao! 

PS: la colonna sonora è splendida, ma non l’ha firmata il regista, che al concerto in cui l’ho visto suonare ha detto di non saper scrivere musica romantica.


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13 risposte a "Starman: recensione del film"

  1. Auguri John ^_^
    Se non ricordo male l’ho visto in famiglia quando ancora non sapevamo chi fosse Carpenter, quindi ha funzionato come film “fanta-generico”. Non so perché i miei comprarono il romanzo-novelization e non so perché ho iniziato a leggerlo, visto che è uno di quelli che Alan Dean Foster proprio non aveva voglia di scrivere (e si vede!), e se a questo aggiungi che negli Ottanta ho seguito con piacere la serie TV tratta dal film, su Italia1, ecco che “Starman” è stata una compagnia per tutta la mia infanzia 😉

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  2. Sarà stato anche un film per provare a rientrare nella grazie di Hollywood (dove Carpenter non è mia stato, né prima né dopo), ma è girato da un regista in uno stato di grazia artistica notevole, con un attore che riesce scientificamente a sbagliare tutti i tick, sembrano davvero un alieno travestito da umano. Poi è il film quasi tenero, diretto da un cinico, uno che riesce a dire comunque la sua sull’umanità, senza spargere tutto di caramello. Cheers!

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    1. Suppongo que lo avrà detto anche quando lo vedesti tu in concerto, ma quando suonò il tema di Starman disse che non l’aveva scritto lui perché non sapeva scrivere temi d’amore. :–)

      Eppure il film è tenero e anche cattivo carpenteriano allo stesso tempo, non so come ci sia riuscito ma… zio John è zio John: il migliore! :–)

      Buon compleanno a lui!

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  3. “Starman” è un’ulteriore riprova di come, per quanto gli studios potessero provare a piegare Zio John ai loro diktat, a spezzarlo non ci sarebbero MAI e poi MAI riusciti: qui infatti riesce contemporaneamente sia a dar loro quello che vogliono sia a fare quello che vuole lui, mantenendo poetica e temi a lui cari intatti e presenti sotto la patina di un film per famiglie 😉 Pensa che uno dei creatori di Nathan Never, Antonio Serra, preferiva di gran lunga questo rispetto a “La Cosa” (da lui considerato addirittura un “mediocre remake”, ma voglio credere non fosse particolarmente in sé quando l’ha detto)…
    P.S. Mi spiace essere in ritardo per il compleanno, ma gli auguri glieli faccio lo stesso 😉

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