Star Trek: Enterprise – S02E10, Punto di non ritorno

Vanishing Point (Punto di non ritorno, anche se sarebbe più simile a Punto di svanimento) è un episodio incentrato su Hoshi Sato, e questo non può che farmi piacere. Dopo un episodio di ensemble, ma che come al solito vedeva Archer e T’Pol salvare capra e cavoli, qui puntiamo la macchina da presa sulla bella e brava Linda Park e ci facciamo accompagnare per quaranta minuti dal suo personaggio.

Che succede in Vanishing Point? Sato e Trip sono su un pianeta a studiare rovine di una civiltà scomparsa da migliaia di anni. A causa di una tempesta, devono tornare rapidamente sull’Enterprise, quindi tocca usare il teletrasporto. Prima va Trip, poi Sato. Ma qualcosa non funziona…

Poco a poco, Hoshi perde consistenza, arrivando a diventare incorporea. Il resto dell’equipaggio la dà per morta, con Archer che addirittura avverte il padre di lei (Keone Young) sulla Terra.

Ma Hoshi è viva e vegeta, e vaga per l’Enterprise NX-01 come una specie di fantasma. La cosa ricorda tantissimo l’episodio Un’altra dimensione (The Next Phase) della quinta stagione di TNG in cui a Ro Laren e Geordi LaForge tocca un destino simile sempre a causa di un teletrasporto malfunzionante. Non solo Hoshi prova a comunicare con il resto degli ufficiali, ma scopre che alcuni alieni invisibili a tutti tranne che a lei stanno sabotando la nave: non c’è tempo da perdere!

Vanishing Point funziona bene perché la Park è molto brava, e poi il fatto che vada in giro per metà episodio in cannottiera per me è già motivo di gaudio e giubilo. Peccato per il finale che butta tutto via con un reset gigante: era tutto un sogno! Un sogno fatto nei pochi secondi in cui Reed ha tardato a far rimaterializzare Hoshi dalla superficie del pianeta. 

Che dire… Questo tipo di colpi di scena non è affatto emozionante. Tutta la tensione crolla come un mazzo di carte! Se anche avesse funzionato l’episodio fino a quel momento, risolverlo buttando via tutto l’accaduto fa sentire lo spettatore ingannato e non porta a niente, perché alla fine il viaggio dell’Enterprise continua come se non fosse accaduto niente (sono passati solo otto secondi per tutti tranne che per Hoshi nel suo sogno)!

Certo, abbiamo esplorato un pochino il personaggio della Sato, capito come la pensa sul teletrasporto e visto come sia coraggiosa tanto da esporsi ad un altro teletrasporto per provare a salvare la nave dai misteriosi sabotatori inesistenti. Però allo stesso tempo abbiamo visto delle reazioni molto meno convincenti, come quando Hoshi accetta di essere buttata fuori dal ponte di comando dopo che ha fallito nel tradurre il linguaggio dei nativi del pianeta, nonostante la situazione di emergenza (immaginaria).

Viene in mente Ricordatemi (Remember Me), della quarta stagione di TNG, in cui Beverly Crusher aveva a che fare con una situazione incredibile (l’equipaggio dell’Enterprise-D diminuiva sempre di più) senza che i colleghi reagissero in modo sensato. Però almeno le azioni di Beverly avevano un senso, lei cercava una logica in quello che stava avvenendo! Qui Hoshi sembra accettare cose improbabili ed inaccettabili mentre invece dovrebbe reagire in modo diverso.

Per concludere, da una parte ho apprezzato molto il focus su Hoshi, dall’altra lo svolgimento della storia non mi ha convinto a pieno, e il confronto con episodi simili di altre serie di Star Trek forse non fa brillare questo Vanishing Point. In ogni caso, meno male è stato inventato il teletrasporto in Star Trek, ci sono infiniti episodi nati da incidenti con questo macchinario infernale! Ciao! 


Episodio precedente: La singolarità

Episodio successivo: Un carico prezioso

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6 risposte a "Star Trek: Enterprise – S02E10, Punto di non ritorno"

  1. Ed eccolo qui, quell’episodio che ti avevo annunciato con un ruolo per Hoshi Sato decisamente più corposo rispetto ai precedenti 😉
    Riguardo al colpo di scena che, se preso alla lettera, rischia di banalizzare non poco l’intera disavventura della bella Hoshi io ricordo di aver fatto da subito una riflessione: ci troviamo in un’epoca pre-Federazione in cui si ha ancora poca dimestichezza con il teletrasporto e relative potenzialità/rischi, quindi Reed e equipaggio NON possono già esserne edotti a sufficienza da escludere con certezza che la loro compagna possa aver vissuto qualcosa di diverso da un semplice sogno (ricordiamoci anche degli scienziati Vulcaniani di questo secolo, scettici nei confronti dei viaggi nel tempo). Ragion per cui se i problemi al teletrasporto nel ventitreesimo secolo sono riusciti a dividere Kirk in due entità distinte e opposte, oltre che a trasportarlo nel Mirror Universe, e a generare nel secolo successivo pure una copia esatta dello stesso William Riker (per non parlare dell’incidente occorso a Ro Laren e Geordi LaForge o della pericolosità della bolla di curvatura in cui si imbatte Beverly Crusher, nei due episodi da te giustamente citati), allora… ecco, allora Hoshi ha semplicemente ha avuto l’onore di essere l’antesignana in tutto questo, vivendo nello specifico l’esperienza di una realtà temporanea -fuori dal normale spazio/tempo dell’Enterprise- simile a quella sperimentata dalla dottoressa Crusher. E i suoi, essendo ancora privi dell’esperienza necessaria a comprendere il fenomeno, l’hanno appunto liquidato come un sogno 😉

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    1. Il teletrasporto, creato per esigenze di budget e per evitare costosi effetti speciali di navicelle in atterraggio e decollo, ha anche regalato milioni di spunti narrativi agli sceneggiatori di Star Trek! X–D

      Hoshi è fantastica, ma sottoutilizzata, temo. Questo episodio fortunatamente ce la fa godere abbastanza!

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