Don’t Worry Darling: recensione del film

Don’t Worry Darling è un film del 2022 diretto da Olivia Wilde e scritto da Carey e Shane Van Dyke insieme a Katie Silberman.  Si tratta di un thriller con colpo di scena finale, quindi siete avvertiti sin da subito: se volete evitare spoiler, tornate qui dopo aver visto il film.

Alice (Florence Pugh) è la moglie di Jack (Harry Styles). I due vivono in un idillico villaggio chiamato Project Victory insieme a tante altre coppie e famiglie, in ognuna delle quali è il marito a lavorare, mentre la moglie bada alla casa. D’altronde sono i favolosi anni Cinquanta! Non si sa bene a cosa lavorino i mariti (dei non meglio specificati materiali pericolosi), né cosa sia di preciso questo Progetto Vittoria, anche se dopo un po’ ne scopriamo l’ideatore e fondatore Frank (Chris Pine).

Alice è turbata quando succede qualcosa di strano alla sua vicina Margaret (KiKi Layne) e quando va ad investigare su cosa sia successo ad un aereo che vede schiantarsi nelle colline intorno all’insediamento.

La prima parte del film mi è sembrata piena di potenziale, con un possibile sottotesto satirico legato alla condizione della donna in una società apparentemente perfetta ma che praticamente la relegava al ruolo di madre e/o cuoca ed amante del marito che, invece, responsabilmente lavora e mantiene economicamente la famiglia, prendendo quindi tutte le decisioni importanti e assumendosene la piena responsabilità.

Quando poi cominciano ad accadere fatti misteriosi la curiosità aumenta, e io sono entrato nell’ultimo terzo di film aspettandomi grandi cose. Ho fatto male, visto che annovero il finale di questo film tra i peggiori mai visti, davvero deludente in tutto e per tutto.

E da qui in avanti ecco gli inevitabili spoiler. L’inizio del film grida The Truman Show (1998) ad ogni fotogramma, e in questo non c’è niente di male, e io c’ho rivisto anche echi della serie britannica The Prisoner (1967-1968). Più in generale, è facile pensare a qualunque altra opera distopica in cui sotto la facciata di una società felice in cui tutto è sotto controllo si nasconde una verità molto diversa.

Il problema è che quando si scopre questa verità, si rimane molto delusi perché il film diventa una semplice fuga in auto in cui niente della premessa così promettente viene sviluppato in modo intelligente.

Dopo la rivelazione si pensa quindi anche a Dark City (1999) e a The Matrix (1999), con vite vissute in una realtà virtuale mentre le persone reali si trovano immobilizzate da qualche parte e collegate a delle macchine.

Ci può stare, naturalmente, ma… perché? Jack decide di aiutare la moglie che lavora tantissimo per mantenerlo, e non riesce a pensare a niente di meglio che imprigionarla in una realtà virtuale mentre lui lavora a non si sa cosa, visto che il problema iniziale era proprio che lui non riusciva a trovare un lavoro? E dentro la realtà virtuale accadono cose totalmente random, che sono sicuro siano leggibili come metafore spettacolari (le uova vuote, l’aereo rosso, il muro che spinge verso i vetri Alice…), ma alla luce del finale non assumono alcun significato reale e quindi mi fanno domandare perché diavolo abbia sprecato il mio tempo guardando questa roba. Nel finale, poi, la compagna di Frank, Shelley (Gemma Chan) lo uccide dicendo che finalmente è arrivato il suo momento e… non succede niente, rimane un gesto privo di qualsivoglia conseguenza.

Ma potrei fare altri mille esempi. È come se la Wilde si fosse accontentata di costruire una cornice bellissima per un quadro in cui però ha buttato dei colori costosissimi a casaccio. Gli ingredienti ci sono, si capisce che ci fossero delle idee alla base di Don’t Worry Darling, ma il film non riesce a svilupparle coerentemente, e alla fine si perde buttando tutto in caciara perché non ha costruito niente con la sua premessa. Peccato. Ciao! 


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10 risposte a "Don’t Worry Darling: recensione del film"

  1. Penso che sia stato proprio questo il problema del film: l’ultimo atto. Perché dopo delle premesse così allettanti e, come hai giustamente sottolineato, così piene di spunti, ci si aspettava qualcosa di più. Mi sarebbe andato bene anche una sorta di finale quasi normale a questo punto. Purtroppo non hanno saputo gestire ben la cosa e onestamente mi dispiace molto.

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    1. Non, non l’hanno gestita affatto bene, ci sono solo spunti mal sviluppati e tutto viene buttato in caciara nell’ultimo atto che dimostra una pochezza nella scrittura davvero deprimente. Sono d’accordo con te!

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  2. Visto al cinema, adoro i vestiti con le stampe di quell’epoca mentre la Pugh secondo me non ha il fisico per film in costume!
    A me ha ricordato La donna perfetta ma con una struttura narrativa invertita. Poi vabbeh TTS e matrix, soprattutto con quel finale, è palese.

    Almeno con la visione alla matrix si spiegano i bug che le accadono per cui quello doveva essere l’idea originale

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  3. Florence Pugh regge tutto sulle sue spalle, è la singola cosa che ti porta fino alla fine del film. Ammetto di aver visto arrivare il colpo di scena sulla realtà virtuale per l’insistenza sull’immagine dell’occhio quando Alice tocca il posto proibito la prima volta.
    In generale tutti questi film sui pericoli della tecnologia e la perversione del suo utilizzo ormai mi fanno sempre pensare a Black Mirror, e questo avrebbe potuto essere un episodio delle ultime stagioni: idea interessante, esecuzione un po’ buttata via e con un potenziale disturbante molto molto annacquato per raggiungere un pubblico molto più ampio.

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    1. Black Mirror non l’ho vista, ma effettivamente tutti accostano questo film a quella serie (parlando meglio della serie che di Don’t Worry Darling)… Il commento che mi esce più naturale su questo film è: Peccato.

      La protagonista molto brava, sono d’accordo! :–)

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