Friday the 13th Part 2: recensione del film

Come scritto qualche tempo fa, quest’anno per la prima volta nella sua breve storia vengonofuoridallefottutepareti partecipa all’iniziativa Notte Horror di un gruppo di blogger patiti (o anche no) del genere horror. Ecco quindi il mio contributo e, subito dopo, i link a tutte le altre recensioni apparse nell’ambito di questa iniziativa!

Se avete letto la mia recensione di Friday the 13th (Venerdì 13, 1980), sapete già che è un film che non mi ha mai entusiasmato troppo. L’ho sempre trovato molto derivativo e con gli effetti speciali di Tom Savini a fare da unico elemento degno di nota insieme all’apparizione del giovanissimo Kevin Bacon.

Finalmente ho guardato Friday the 13th Part 2 (titolo italiano: L’assassino ti siede accanto), film diretto da Steve Miner nel 1982 da cui tutte le originali menti creative del primo film si dissociarono addirittura prima dell’uscita perché ne giudicarono l’idea totalmente sbagliata in partenza. E avevano ragione! Ma, come sempre, partiamo da due righe di trama.

In un film di un’ora e venti scarsa, i primi cinque minuti li passiamo riguardando scene del primo film vissute come ricordi dall’unico ragazza (Adrienne King) che sopravvisse al massacro perpetrato dalla madre di Jason. E dopo… Ecco un vero e proprio remake in cui un gruppo di ragazzi si ritrova sulle rive di Crystal Lake e viene massacrato da un killer non identificato. Se state cercando qualcosa di nuovo, cambiate film.

Certo, gli omicidi sono ben messi in scena e scorre parecchio sangue, ma sinceramente per me non è abbastanza per rendere il film interessante. I personaggi sono bidimensionali e viene rispettato anche il cliché della final girl, in questo caso interpretata da Amy Steel, anche se nella scena finale è accompagnata da un amico (John Furey) che… non sappiamo se riesca a sopravvivere o meno.

E parliamone, di quella scena finale. Credo che più brutta di così non potessero farla! Vuole chiaramente fare il verso al finale del primo film, con (spoiler alert) Jason adulto (Warrington Gillette) che irrompe improvvisamente in scena e prende da dietro la ragazza, il tutto girato in slow motion, ma poi c’è un brusco taglio e non si capisce come lei ne esca viva e che fine abbia fatto l’amico, e neppure Jason, se è per questo.

Ho trovato inutile anche l’inquadratura della testa della signora Vorhees che suggerisce un colpo di scena insensato tipo che possa aprire gli occhi che fortunatamente non arriva (mi sono messo a ridere quando ho poi scoperto che effettivamente il finale doveva essere così, ma fu giudicato troppo ridicolo). Ma di insensatezza ce n’è comunque già troppa, con Jason inspiegabilmente vivo (e allora che se ne fosse stato con la madre, no?) e con un film che ripete stancamente una formula che già era ripetitiva di suo! 

Suppongo che quando il film uscì avesse ancora un valore al botteghino il mostrare ragazze poco vestite (ma si vede poco o niente) e omicidi efferati (anche se la censura c’andò giù pesante, obbligando Miner a togliere molte delle immagini più truculente). Beh, a 40 anni di distanza quel valore è evaporato e Friday the 13th Part 2 è un sequel da dimenticare. Ciao! 

PS: Come promesso, ecco tutti gli altri post legati alla Notte Horror 2021:


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11 risposte a "Friday the 13th Part 2: recensione del film"

  1. Rivisti oggi questi Venerdì 13 sembrano una parodia, per quanto sono ridicoli, eppure all’epoca sono stati una bomba e hanno scritto da soli le regole del nuovo cinema horror anni Ottanta, come addirittura neanche “Halloween” era riuscito: l’assassino immortale e ubiquo l’avrà pure inventato Carpenter, ma il divertimento nel costruire i vari omicidi, con sangue budella e tette, è tutta farina del sacco di Cunningham. E visto che questi nel ’72 insieme all’amico Wes Craven aveva già scritto le regole del cinema della violenza, nell’84 pure Wes ha voluto partecipare a questa nuova ondata di cinema horror 😛
    Tolto di mezzo l’ambiente fortemente pionieristico – oggi i giovani non sanno neanche cosa siano gli effetti protesici che hanno fatto impazzire noi ragazzini degli anni Ottanta, perché si fa tutto al computer – ovvio che i film si sgonfino come palloncini bucati. I seguiti di Jason sono uno più brutto dell’altro, esattamente come quelli di Myers e Freddy, perché sono pensati per il momento, sfruttando mode e temi e linguaggi dell’epoca. Almeno i primi delle tre C (Carpenter, Cunningham, Craven) sono prodotti abbastanza pensati per durare, i seguiti sono solo pensati per vendere biglietti in quel momento. E per piazzare marchette: la saga di Venerdì 13 è strapiena di marche in vista 😛

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    1. Assolutamente ridicoli, concordo con te! Film come questo cavalcarono la moda horror mainstream del periodo con grande successo ma rivisti oggi non hanno molto da offrire…
      Suppongo che film come La llorona e vari altri horror dimenticabili di oggi faranno lo stesso effetto tra quslche anno, anche se negli anni Ottanta queste saghe furono un vero e proprio fenomeno di costume!

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  2. Anche io ho visto soltanto il primo e non ho mai avuto interesse a proseguire la saga (in realtà l’unica saga horror anni 80 che abbia concluso è quella di Nightmare). Come Madame Verdurin ti ringrazio per esserti sacrificato al posto nostro, io credo proprio che lo salterò!

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