Federico Fellini: Fare un film (recensione del libro)

IMG_20190208_171357.jpgIl generoso Babbo Natale 2018 oltre a farmi arrivare l’intera serie di Star Trek: Voyager, come i più affezionati lettori del blog sapranno già, mi ha fatto pervenire anche un interessante libro del grande regista Federico Fellini che ho appena finito di leggere. Il libro si intitola Fare un film e la prima edizione risale al 1974, mentre quella in mio possesso è del 2015 (uscito per la Einaudi, ET Saggi). Che dire se non che mi è piaciuto tantissimo e che lo consiglio a chiunque, sia che siano fan del cinema felliniano sia che non lo siano?

Il film si basa su una serie di opere precedenti più o meno lunghe ed è il risultato di una ricomposizione di Fellini che comunque non lo rende un’opera organica con un inizio e una fine. I tredici capitoli si concentrano ognuno su un tema e trattano della Rimini della sua gioventù, della città di Roma dove ha sempre lavorato, dei suoi lavori per la televisione (il capitolo sulla televisione è davvero succulento, lo dovrebbero leggere tutti gli abbonati a Netflix!!!), e più in particolare di alcuni dei suoi film: La strada (1954), Le notti di Cabiria (1957), Otto e mezzo (1963), Fellini Satyricon (1969) e Amarcord (1973).

La cosa che mi è piaciuta di più è come traspaia un amore infinito per il mezzo cinematografico, per l’arte di fare film, o almeno di alcuni suoi aspetti. Fellini sostiene, un po’ come sosteneva Frank Zappa per la musica, che sia impossibile parlare di un film perché il film va visto, è fatto di immagini, quindi non si può trasmettere con le sole parole ciò che può trasmettere la visione di un film. Di fatto pare che avesse un rapporto molto particolare con la fase di scrittura della sceneggiatura, sembra quasi che preferisse il film muto! Scrive Fellini: Il cinema racconta i suoi mondi, le sue storie, i suoi personaggi, con immagini. La sua espressione è figurativa, come quella dei sogni. (…) Nel cinema le parole e il dialogo, mi sembra, servono piuttosto a informarti, a permetterti di seguire razionalmente la vicenda e a darle un senso di verosimiglianza, secondo un criterio di realtà abituale; ma è proprio questa operazione che, riverberando sulle immagini riferimenti della cosiddetta realtà comune, toglie loro almeno in parte quel senso di irreale che è proprio dell’immagine sognata, del linguaggio visivo del sogno.

Ma come da lui stesso sostenuto, molte delle cose da lui dette sono provocazioni o pensieri buttati lì per gioco, per stimolare il dialogo, per stupire l’interlocutore, quindi il contenuto del libro va preso un po’ con le molle per stessa ammissione dell’autore!

Che sia vero o no, ho trovato molti dei pensieri di Federico Fellini davvero geniali. Quando parla del rapporto coi produttori, per esempio, scrive: La relazione regista-produttore è tra le più comiche e insidiate, viziata alla radice da un difetto di incongruenza, da un antagonismo inconciliabile. Da una parte c’è il regista con le sue idee e le sue storie, dall’altra il produttore che si crede mediatore tra l’autore e il pubblico e lo crede col furore ispirato di certi sacerdoti dei templi greci, che non ammettevano alcun controllo nel loro dialogo accanito con la divinità. E non mancano aneddoti divertenti su come sia riuscito a lavorare (e a non lavorare) con alcuni produttori italiani e stranieri!

E per chiudere, riporto un passaggio che mi ha ricordato un’intervista a John Carpenter che ho letto recentemente in cui gli chiedevano quale fosse il suo film che più si avvicinava al progetto iniziale che ne aveva. Risposta: nessuno. In modo simile, ecco Fellini: il film è proprio quello che si voleva fare? Per quanto mi riguarda, quando il film è realizzato, finito, non ho nessuna curiosità, non mi capita mai di andare a verificare se ho raccontato proprio tutto quello che avevo in mente e come lo avevo in mente, se per caso ho trascurato o omesso qualcosa. No. Esiste il film fatto. Quello che volevo fare non lo ricordo, non so più esattamente come era.

D’altronde, al contrario di un quadro fatto da un pittore in totale isolamento, un film il regista lo fa collaborando con sceneggiatori, produttori, attori, direttori della fotografia, compositori di colonne sonore, un’intera troupe di scenografi, elettricisti… insomma, come è possibile che da un tale lavoro di gruppo ne esca il prodotto immacolato di una visione di una persona singola, per quanto geniale?

Insomma, davvero un gran libro, una bella finestra sul cinema in generale e sulla visione che del cinema aveva uno dei suoi maestri, Federico Fellini. Ciao!

PS: anche la prefazione firmata niente meno che da Italo Calvino merita la pena di essere letta! Lungi dall’essere un’analisi dell’opera cinematografica di Fellini, Calvino ci racconta la sua vita e la sua grandissima passione per il cinema in una nota quasi del tutto biografica ben scritta e sorprendente.

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