Gisaengchung (Parasite): recensione del film

d17a1588_7c4a_11e9_8126_9d0e63452fe9_image_hires_174143.0Parasite (titolo originale: Gisaengchung) è un film del 2019 diretto dal coreano Bong Joon-ho (con cui ha vinto la Palma d’oro a Cannes) ed è spettacolare un po’ come tutti i film che ha diretto quest’uomo. Fine della recensione, andate a vederlo. Potrei davvero chiuderlo qui questo post visto che tutto ciò che scriverò è un elogio a questo film in cui non ho visto alcun difetto, nessuna sbavatura, sono uscito dal cinema stordito, quasi non ci credevo: che film! E di che parla Parasite, vi starete chiedendo?

Parla di un sacco di cose ma soprattutto, come dice il titolo, di parassiti. Protagonista del film è una famiglia che vive in uno scantinato invaso dagli scarafaggi e con gli ubriachi che fanno i loro bisogni alle loro finestre. Sono padre, Kim Ki-taek (Kang-ho Song), madre, Chung-sook (Hye-jin Jang), figlio Ki-woo (Woo-sik Choi), e figlia Ki-jeong (So-dam Park), tutti disoccupati e che provano a sbarcare il lunario con lavori temporanei e mal pagati (quando non cercano di scroccare il wifi dei vicini). Un giorno, però, arriva un’occasione d’oro per Ki-woo: l’amico Min-hyuk (Seo-joon Park) gli offre di sostituirlo come insegnante di inglese della rampolla di una famiglia ricchissima. L’avesse mai fatto! Questo sarà l’inizio di una serie di sventure e malefatte così lunga che è così sorprendente, tragica e divertente allo stesso tempo che non vi rovinerò certo la sorpresa con questa mia recensione. Sappiate che è un’escalation tale che al cinema le due ore e passa di film mi sono sembrate dieci minuti!

Ma non solo la trama è brillante: è pure al servizio di un commentario sociale tutt’altro che banale! D’altronde il regista è uno che con la satira è a suo agio. Basti pensare alla sua incursione hollywoodiana del 2013, Snowpiercer, altro film decisamente improntato sul sociale pur se di tutt’altro genere (fantascientifico, nello specifico).

Parasite è una commedia, un dramma e una tragedia allo stesso tempo e usa la sua trama per parlare della società, della sua attuale divisione in classi che si può riassumere con la semplice ma tremenda dicotomia ricchi / poveri, dei due mondi paralleli in cui queste due classi vivono senza toccarsi mai, di come interi gruppi di persone siano costretti a vivere come parassiti di altri, creando così un odio che pervade trasversalmente la società che va avanti in pace solo per caso. Di fatto, Bong Joon-ho sembra quasi dire che la violenza sia l’inevitabile risultato del contatto (nel film dovuto a una serie di eventi fortuiti) tra le diverse classi sociali, e che anche all’interno di una stessa classe ci sia solo spazio per la legge del più forte.

È molto bello come la famiglia di Kim Ki-taek ammiri la famiglia ricca che sta truffando, ne apprezzi i valori e, soprattutto, i possedimenti, ma allo stesso tempo la invidi e la disprezzi per la sua ingenuità e per il suo razzismo (con l’odore dei poveri così diverso da quello dei ricchi). Ma come colpevolizzare questa gente? Kim Ki-taek e i suoi familiari cercano solo di sopravvivere in una società che non gli ha offerto nulla, così come la domestica (Jeong-eun Lee) della famiglia di Park Dong-ik (Sun-kyun Lee). Allo stesso tempo, quest’ultimo non è una cattiva persona, ma disprezza (come tutti) ciò che non conosce e che vede come diverso. L’ingenuità di Park e di sua moglie deriva dal non aver dovuto lottare per avere quello che hanno, tutto è stato semplice per loro, al contrario che per gli altri che devono temere pure la pioggia, visto dove vivono!

Insomma, Parasite è un film sublime dove una sceneggiatura fantasiosa permette di divertire, commuovere e far pensare allo stesso tempo. La regia, gli attori, la colonna sonora (pure con un Gianni Morandi d’annata!), la fotografia… Tutto è perfetto in un film che non vedo l’ora di rivedere già! Ciao!


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7 risposte a "Gisaengchung (Parasite): recensione del film"

  1. Non vedo l’ora di vederlo! Un’opera di satira intelligente della società contemporanea sta diventando una rarità e viene da quella parte di Oriente, più noto – cinematograficamente parlando – per “horror” e “action movie”. La tua recensione ha aumentato il mio interesse. Grazie!

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