Al sur de Granada: recensione del film

Al sur de Granada è un film del 2003 diretto da Fernando Colomo. Ambientato sul finire degli anni Venti in un piccolo villaggio vicino a Granada, nel sud della Spagna, narra la storia di Gerald Brenan (Matthew Goode), scrittore inglese che viaggia fino lì e decide di viverci per qualche anno in cerca di ispirazione.

Infatuato della ragazza che gli fa i lavori di casa, Juliana (Verónica Sánchez), ne diventa l’amante e arriva a farci una figlia. Se ne va però prima che quella nasca e torna solo dopo tre anni (si è sposato, nel frattempo). La madre gli chiede di portarla via per darle un’educazione degna e lui lo fa, e solo dopo altri venti anni Juliana riuscirà a vedere sua figlia un’altra volta dopo aver cercato Gerald e la sua famiglia a Málaga.

Il film ha i toni di una commedia romantica: la storia tra Gerald e Juliana è dolcissima, Guillermo Toledo nella parte di Paco, l’amico tuttofare di Gerald, riesce a far ridere in più di un’occasione, e le poche tinte drammatiche derivano da una non meglio precisata faida tra potenti in paese e dalla delusione di María (Consuelo Trujillo) che non riesce a far sposare la figlia con Gerald per mettersi a posto economicamente.

Al sur de Granada secondo me è un film con qualche problema (soprattutto di ritmo e di sceneggiatura, con personaggi che appaiono dal nulla e scompaiono così come sono apparsi senza lasciare traccia…) ma è principalmente una cosa quella che me lo fa vedere in maniera decisamente negativa. Colomo decide di mostrare una storia basata su fatti reali stravolgendoli completamente e per me non c’è cosa peggiore che possa fare un film che pretende di essere storico.

Gerald Brenan effettivamente visse per qualche tempo nel paesino di Yegen, Granada, ed ebbe davvero un figlio con la giovanissima Juliana. Però la loro relazione cominciò con un vero e proprio stupro: lui si infilò nel letto di lei, allora quindicenne (lui aveva più di trent’anni), che finse di dormire per l’intera durata del rapporto sessuale.

E la storia della loro figlia andò molto diversamente da come mostrato nel film: Gerald la fece con l’accordo che una volta svezzata se la sarebbe portata via per darle un’educazione in Inghilterra e così fece quando la piccola aveva tre anni. Juliana non la vide mai più e negli anni prima di morire i familiari raccontano che non smettesse mai di parlare di sua figlia e di come avrebbe voluto rivederla. Juliana si sposò ed ebbe quattro figli, tutti maschi, ma si può comunque immaginare il dolore di una giovane madre separata dall’unica figlia ancora piccola!

Beh, dal film pare invece che sia stata Juliana a chiedere a Gerald di portarle via la figlia! E lo accoglie pure un’ultima volta nel suo letto il giorno in cui lui gliela porta via! E c’è un finale in cui Juliana incontra la famiglia di lui e si presenta alla figlia senza svelare di essere sua madre!

No… Quell’incontro non ci fu mai, il rapporto con Gerald terminò il giorno in cui lui si prese la figlia (da lì smise anche di mandarle denaro), e Juliana non seppe mai che sua figlia morì giovanissima (a 49 anni) per un cancro, qualche mese prima di lei che morì povera e cieca.

Ecco… A me la storia sembra tragica, più che romantica. Un inglese che arriva in un villaggio rurale andaluso, fa quel che vuole grazie ai suoi soldi, incluso una figlia, e poi continua con la sua vita senza preoccuparsi minimamente del benessere della persona che ha usato per i suoi scopi. Trattare tutto questo come fosse una commedia, qualcosa su cui ridere su, mi ha lasciato sconcertato, non mi è sembrato per niente rispettoso. 

In ogni caso ora la curiosità di visitare Yegen mi è venuta: a quanto pare c’è la casa museo di Brenan e ci sono due piazze intitolate una allo scrittore e una a Juliana. Ciao! 



2 risposte a "Al sur de Granada: recensione del film"

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