Fried Green Tomatoes: recensione del film

Fried Green Tomatoes (Pomodori verdi fritti alla fermata del treno) è un film del 1991 diretto da John Avnet basato sull’omonimo libro di Fannie Flagg pubblicato quattro anni prima. Fu un grande successo di pubblico, incassando più di dieci volte il suo budget di 11 milioni di dollari, fu anche un moderato successo di critica e rimane tutt’oggi un film amato da moltissimi appassionati di cinema e non.

Il film narra le storie di vari personaggi della famiglia Threadgoode dagli anni Trenta in poi nella campagna del sud degli Stati Uniti così come narrata dall’anziana Ninny Threadgoode (Jessica Tandy) alla sua amica Evelyn Couch (Kathy Bates) incontrata nell’ospizio dove la prima sta facendo compagnia ad un’amica. La storia alterna il racconto di Ninny alle vicende di Evelyn. Essendo la seconda una donna imprigionata in un matrimonio senza amore né felicità, c’è un forte contrasto tra il vivido racconto di Ninny popolato da persone piene di vitalità (su tutte la sorella Idgie, Mary Stuart Masterson) e il presente così patetico della povera Evelyn (Kathy Bates è eccezionale in questo ruolo).

Siamo quindi di fronte ad una commedia drammatica che racconta vicende personali senza rinunciare a fare un ritratto degli Stati Uniti del sud della prima metà del Novecento con la popolazione di colore marginalizzata, le famiglie all’apparenza perfette che spesso celano storie di infelicità e violenza, e un po’ di inevitabile Ku Klux Klan.

C’è un misterioso omicidio che incuriosisce sin da subito con un rugginoso camion ripescato dal fondo di un fiume, ma il film si concentra soprattutto sull’amicizia tra la ribelle Idgie Threadgoode e la bella Ruth (Mary-Louise Parker). Dopo un inizio difficile, con Idgie che non vuole saperne di stare in società e Ruth segregata in casa dal marito (Nick Searcy), le due diventano inseparabili ed è il ristorante che ad un certo punto gestiscono insieme che offre i pomodori verdi fritti del titolo.

E qui non posso che aprire una parentesi: è lampante che la storia per funzionare davvero avrebbe avuto bisogno del coraggio di mostrare la storia d’amore tra Idgie e Ruth. Invece, esattamente come in un altro film ambientato nello stesso periodo storico e nelle stesse zone, The Color Purple (Il colore viola, 1985), quel coraggio non c’è stato e il film ha la metà della forza che avrebbe potuto avere. Quanto sarebbe più potente la scena finale con il miele lasciato sulla tomba di Ruth se avessimo visto l’amore tra lei e Idgie?

Più in generale, Pomodori verdi fritti mi sembra un film piacevole da vedere, con un ottimo cast praticamente tutto al femminile e delle belle musiche ma che non si sa bene che storia voglia raccontare. Ci sono tante storie che si intersecano e solo quella tra Ruth e Idgie viene sviluppata fino in fondo. L’amicizia tra Evelyn e Ninny funzionerà? Che dirà il marito della prima quando quella arriverà a casa con una nuova amica ottuagenaria? E che ne è stato del figlio di Ruth?

Non dico che il film sia narrato male, ma la mia curiosità per tutti quei personaggi non è stata soddisfatta da un finale che, per quanto poetico, mi ha lasciato la voglia di saperne di più. Ma, ripeto, il difetto più grande del film per me sta tutto nel non aver voluto mostrare l’amore tra Ruth e Idgie, limitandosi alla scena della battaglia col cibo in cucina per dimostrare la tensione erotica tra le due. Troppo poco! Se Avnet avesse osato di più, forse staremmo parlando di un film epocale, invece rimane un film piacevole da vedere ma nulla di più, temo. Ciao! 



10 risposte a "Fried Green Tomatoes: recensione del film"

  1. Visto in sala all’epoca della sua uscita, anche perché era pompatissimo da tutte le riviste di cinema e dagli speciali in TV. Mi è molto piaciuto, anche se non lo rivedo da allora.
    Se ripenso a quel gruppo di attrici fenomenali mi spiace che il successo esplosivo a cui sembravano destinate durerà invece un battito d’ali, visto che sono tutte scomparse dopo qualche film, sebbene memorabile. Giusto Kathy Bates è rimasta a vivacchiare in giro, ma è molto lontano dall’attrice Premio Oscar dell’epoca.

    Era un periodo molto strano, in cui si poteva dire ma non si poteva dire, in cui l’omosessualità cominciava lentamente a non essere più una macchietta alla “Il vizietto” ma lo era ancora, quindi si poteva dire solo in film comici, ma per fortuna gli indipendenti riuscivano a sdoganare un qualcosa che Hollywood però ancora non poteva mostrare: una storia d’amore omosessuale seria. Pensa che Mary-Louise Parker di lì a poco apparirà in “A proposito di donne” dove Whoopi Goldberg interpreta una lesbica dichiarata, quindi siamo in un periodo di transizione dove vige ancora il “detto-non-detto” ma le cose iniziano a muoversi.
    Pensa che qualche anno prima nello splendido “La luna spezzata” (1988) Michael Biehn e il giovanissimo Patrick Dempsey interpretano due personaggi che molti hanno voluto vedere come gay ma in realtà è totalmente assente ogni richiamo,anche vago. Ho letto il romanzo e visto il film eppure in nessun momento ho avuto anche solo il minimo sentore si trattasse di “omosessualità latente”, tanto è il grado di “sotto-il-tappetismo” del periodo 😛

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    1. È vero che quel cast strepitoso poi non è riuscito a rimanere sulla cresta dell’onda per troppo tempo… Comunque si, era un periodo molto strano. Come hai scritto te, l’omosessualità esisteva giusto nei film comici, e tra l’altro a riguardarne alcuni oggi risultano alquanto imbarazzanti (penso al finale di Ace Ventura, 1994, che va oltre l’omofobia, praticamente).

      A proposito di donne non l’ho visto, ma me lo segno. Questo Pomodori verdi fritti rimane un’ottima commedia (amara), ma secondo me se fosse riuscito ad anticipare i tempi anche solo di qualche anno staremmo parlando di un film epocale. Non l’ha fatto, sfortunatamente!

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  2. Molto bello, rientra tra i film che magari non cerco ma attivamente ma che mi fermo a riguardare volentieri quando mi capita di beccarlo in tv.
    E’ verissimo, alla fine si capisce lo stesso che rapporto ci fosse tra Idgie e Ruth però manca il climax, manca l’esplicitazione del sentimento su cui si basa tutta la storia; che non sarebbe nemmeno voyeurismo o exploitation, sarebbe semplicemente il culmine dell’arco dei personaggi. Sono d’accordo con quello che ha scritto Lucius, il mondo iniziava a cambiare ma ancora non era pronto, probabilmente, a mostrare esplicitamente una coppia omosessuale; ed effettivamente è strano se pensiamo che un paio d’anni dopo sarebbe uscito Philadelphia, che condanna ferocemente l’omofobia della società americana, e poco dopo ancora avremmo avuto, in una serie mainstream come Friends, una coppia lesbica che cresce un bambino.
    Di contro, ancora nel 2000 in Buffy si sarebbe dovuto calcolare con attenzione quando mostrare il primo bacio tra Willow e Tara per non fare arrabbiare produttori e fan; insomma, gli Stati Uniti sono un Paese decisamente schizofrenico sull’argomento, il lato positivo è che oggi non sembra più essere un problema mostrare relazioni omosessuali anche nei prodotti rivolti alle famiglie e ai bambini. Ci è voluto un po’, purtroppo, ma alla fine ci si è arrivati.

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    1. Oggi si fanno cose impensabili al tempo di questo film, hai ragione, come hai ragione quando parli di schizofrenia statunitense riguardo all’argomento omosessualità. Vari film pre-Duemila (e alcuni post Duemila) soffrono di una mancanza di coraggio che toglie loro molta forza, temo.

      Il cinema europeo da questo punto di vista, fortunatamente, è sempre stato molto più avanti.

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  3. Si decisamente non mostrare l’omosessualità è stato un grosso errore. Più che altro mostrare Idgie come un maschiaccio innamorato, mentre Ruth come passiva donna etero che si affida a lei solo perché ne ha bisogno, secondo me è stato imperdonabile. Potevano mostrare l’amore anche senza mostrare per forza l’erotismo, visto che penso che sia stata in quel caso la produzione a rompere le scatole. Invece hanno camminato sul filo dell’amicizia un po’ più spinta. Peccato.

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    1. Sarebbe stato un film dirompente se avesse avuto quegli elementi che si scelse di non inserire per mancanza di coraggio (sarebbe bastato mostrare l’amore, certo, non per forza con scene erotiche). Così rimane un film carino, da vedere, niente di più.

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      1. Si potevano far capire che c’era del romanticismo, anche se impossibilitati a inserire un bacio. Hitchcock girò la scena dell’aggressione in “Il delitto Perfetto” come una scena di stupro, anche se superficialmente sembrava solo una scena d’aggressione appunto.

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