The Color Purple: recensione del film

13 novembre 2021, Whoopi Goldberg compie 66 anni. Ad una fan sfegatata di Star Trek come lei io non posso che volere bene, quindi vengonofuoridallefottutepareti ne festeggia il compleanno (insieme a Lucius che lo fa sia su Il Zinefilo che su Non quel Marlowe) con la seguente recensione!

The Color Purple (Il colore viola in italiano) è un film del 1985 diretto da Steven Spielberg con protagonista una giovane Whoopy Goldberg, allora trentenne. Nel cast, anche Danny Glover (due anni prima del primo Lethal Weapon, Arma letale), Oprah Winfrey e pure Lawrence Fishburne in una particina secondaria. La sceneggiatura di Menno Meyjes è basata sul romanzo del 1982 di Alice Walker, un romanzo che ebbe un successo strepitoso e fu anche al centro di notevoli polemiche. Inevitabili, forse, visto che trattava temi come il razzismo, la violenza familiare e l’omosessualità negli Stati Uniti della prima metà del ventesimo secolo.

Il film racconta la storia di Celie e delle persone che gravitano intorno a lei in un paesino della campagna della Georgia nel sud degli Stati Uniti. La Celie adolescente (Desreta Jackson) è abusata dal padre che l’ha già messa incinta due volte e le ha sottratto i figli appena nati senza dirle dove li ha portati. La sorella Nettie (Akosua Busia) è l’unica persona che le vuole bene, e  il sentimento è reciproco. Le due però vengono separate quando Mister (Danny Glover) sposa Celie perché si prenda cura dei suoi tre figli e della casa, e per abusare di lei quando più gliene faccia voglia.

Nettie scappa di casa e ad accoglierla sono proprio Celie e il marito, ma quest’ultimo la butta fuori quando lei rifiuta le sue avance, separando ancora una volta le sorelle, stavolta per molti anni. Celie cresce (e nella versione più adulta è interpretata da Whoopy Goldberg) e piano piano il film allarga i suoi orizzonti fino a raccontare le storie di tanti personaggi. Capiamo che Albert, così si chiama il marito maltrattatore di Celie, è un inetto ed è innamorato di una cantante, Shug (Margaret Avery), che lo usa come ne usa tanti e che tra l’altro ha una mezza storia d’amore con la stessa Celie quando si trova a convivere con lei per un periodo.

Scopriamo anche cosa succede ad una donna di colore quando prova ad alzare la testa: la povera Sofia (Oprah Winfrey) passerà molti anni in carcere e ne uscirà sfigurata per aver mancato di rispetto al sindaco bianco del paese. E soprattutto rientrerà anche nella vita di Celie la sorella Nettie le cui lettere venivano sistematicamente nascoste dal perfido Albert (pur se con un momento di redenzione proprio nel finale). Il momento del ritrovamento delle sue missive (grazie a Shug) è toccante, così come lo è scoprire che Nettie è in una missione in Africa con i genitori dei due figli di Celie (avuti col padre)! 

Ma sarebbe inutile provare a riassumere la lunga trama di questo film di due ore e mezzo, che comunque contiene solo una parte delle vicende narrate nel romanzo da cui è tratto. Che dire, quindi? Il colore viola è un filmone di quelli epici ed epocali, e fortunatamente lo Spielberg del 1985 era ancora capace di metterci momenti più leggeri e situazioni comiche. Ecco quindi uno dei figli di Albert, Harpo (Willard E. Pugh), che cade ripetutamente dal tetto, la classica rissa spielberghiana in una taverna, e pure qualche momento di comicità slapstick con Albert che non sa nemmeno vestirsi da solo o friggere delle uova.

Ma Spielberg dimostra di saper girare con mano ugualmente capace i momenti strappalacrime così come quelli epici di denuncia del razzismo che all’epoca era ben presente negli Stati Uniti del sud (e le scene di brutalità dello sceriffo sulla povera Sofia non possono che ricordare la recente morte di George Floyd e di chissà quanti altri afroamericani per mano delle forze dell’ordine di quel paese).

Come ben spiegato da Nick di Matavitatau qui, Il colore viola non è un film in cui Spielberg credesse molto (fu pure criticato perché da bianco aveva girato un film sugli afroamericani), né uno dei film che lui ricordi con più affetto (una delle cose di cui dice di essersi pentito è la mancanza di coraggio nel mostrare la relazione tra Celie e Shug). Detto questo, non ci si può non meravigliare di fronte alla sua maestria: di certo non era un regista acerbo (guardando il suo curriculum, era partito col botto con Duel e Jaws, Lo squalo, rispettivamente nel 1971 e 1975, ed erano già usciti i primi due Indiana Jones oltre al fatto che aveva goduto di un successo planetario con E.T. the Extraterrestrial, E.T. L’extraterrestre del 1982), ma questo film ne dimostra una maturità artistica invidiabile.

Io mi sono divertito anche a notare i tanti match cut che da sempre piacciono a Spielberg: rotaie del treno che si trasformano in ruote di trattore, veicoli in movimento che ci portano dagli Stati Uniti all’Africa nel giro di un secondo… Sempre molto interessante vedere come Spielberg unisce le varie scene dei suoi film tra loro, o come usa tutti quei dolly shot per dare dinamicità alle scene più esplosive. Anche del resto c’è poco da criticare: cast eccezionale, nonostante fosse il debutto come attrici sia di Whoopy che di Oprah, musiche spettacolari, fotografia eccezionale… Non a caso ricevette ben 11 Oscar nomination, anche se di statuine non ne portò a casa nemmeno una (com’era quella storia che l’Academy era dominata da un gruppo di vecchi bianchi?)!

Forse è la sceneggiatura ad essere un po’ poco ispirata, naturalmente priva della geniale trovata del romanzo di cambiare stile mano a mano che Celie impara a leggere e scrivere. Per quanto mi riguarda, ho anche trovato la scena canterina del riavvicinamento tra Shug e suo padre un po’ troppo fantasiosa (sembra essere uscita da un musical) in un film che invece per il resto tratta tutto con molto realismo, e credo che la parte su Nettie in Africa si sarebbe potuta anche tagliare visto che non ha profondità. Forse il ritorno finale avrebbe avuto ancora più forza se non avessimo visto niente di Nettie e dei figli di Celie (certo che qualcosa andava pur mostrato, una volta ritrovate le lettere nascoste).

Ma sono dettagli, questo è un altro di quei film che tutti dovrebbero vedere per rendersi conto del fatto che tanti dei problemi odierni hanno radici nel passato (il razzismo, certo, ma anche altri tipi di intolleranze e tabù) e che servono soluzioni serie e strutturali per risolverli. Ciao! 



15 risposte a "The Color Purple: recensione del film"

  1. All’epoca è stata davvero un’esplosione, indipendentemente dalle statuette portate a casa. (Da sempre gli Oscar sono un premio altamente discutibile) In casa avevamo appena inaugurato l’èra delle videocassette quando questo film esplose, quindi alla sua uscita in videoteca eravamo pronti 😛
    Incredibile che Whoopi riesca a sbagliare entrambe i film nati per sfruttare il suo successo con Spielberg, se non fosse stato per il fantasma di Swayze sarebbe stata una meteora anni Ottanta già dimenticata con il decennio successivo.

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    1. Giustamente si parlò più di questo che di Out of Africa che vinse più statuette ma che è una paaaaaalla… Ma ti dimentichi che Whoopi è nel cuore di milioni di trekkies per cui il suo vero nome è Guinan e ha un’aspettativa di vita di centinaia di anni! :–D

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      1. ahaha quella è stata una mossa gagliarda dell’attrice, anche perché forse aveva capito che coi film al cinema avrebbe avuto parecchi problemi. Meglio tenere un piede pure in TV 😛
        Visto che oggi è un’apprezzata co-conduttrice televisiva, direi che in TV c’è sempre rimasta.

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  2. Non sono mai riuscita a vedere “Il colore viola”, e non è che non ci abbia provato, ma… l’impotenza e la rabbia che mi suscitano le storie di violenze e abusi domestici da parte di omuncoli mi impediscono di andare avanti. Mi capita anche con le storie inventate, non credo di riuscire a reggere una rappresentazione di una storia realmente accaduta. E mi dispiace davvero perché sono certa che il film meriti.
    In ogni caso recensione bella e sentita.
    Auguri Whoopi!

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    1. Capisco che sia un tema molto forte e ti susciti una certa repulsione. Il film lo affronta bene, però, senza esagerare né dal lato violento né dal melodrammatico. Whoopi, poi, è immensa!

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  3. Sto con Steven, uno dei suoi film che ho visto meno volte, non lo rivedo da decenni prima o poi mi deciderò a riguardarlo e so che lo apprezzerò un po’ di più, con Spielberg faccio spesso così 😉 Cheers

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