Joker: recensione del film

mv5bytvintczndqtmme0zi00mwjkltlkmzgtntdjzjcymda1ztgxxkeyxkfqcgdeqxvymtq4mjm0mja-_v1_1Tutti stanno parlando di Joker, il film di Todd Phillips con Joaquin Phoenix protagonista. E siccome l’ho visto pure io, eccomi qui a scriverne! Vi avverto che non salgo sul treno degli stimatori di questo film senza se e senza ma, tutt’altro: io c’ho visto un sacco di problemi che mi hanno fatto uscire dal cinema con un giudizio tendente verso il negativo, anche se alla fine nelle sue due ore di durata Joker è riuscito ad intrattenermi. Comincio quindi dalle cose positive.

Joaquin Phoenix è veramente bravo, e non mi serviva vederlo nei panni del Joker per pensarlo. È un attore che ho sempre apprezzato e che qui ha semplicemente dimostrato ancora una volta il suo innegabile talento. È sicuramente lui la cosa migliore del film, presente in quasi ogni scena e sempre capace di esercitare un carisma eccezionale.

Che altro? Costumi, scenografie, fotografia, regia… Tutto è fatto egregiamente, e ammetto che il fatto che il regista si sia difeso mi ha sorpreso non poco visto il curriculum di Phillips (sul serio: andatevi a cercare che film ha fatto e non ne troverete nemmeno uno decente). Anche la colonna sonora, pur se non memorabile, fa il suo lavoro. Ma la cosa che ho apprezzato più di tutte è il fatto che il film non abbia paura di mostrare la violenza e quindi di avere un tono serio sia nella narrazione che nelle immagini (insomma: si vede il sangue).

È tutto. Praticamente, è il minimo sindacale per un film fatto comunque con parecchi milioni di dollari (55!) e con un protagonista così bravo. Ogni altra cosa l’ho trovata problematica. Cominciamo.

Joker è un film che vuole dire soltanto una cosa e la dice, la ridice, la ripete, e la grida mille volte nelle sue due ore. La società crea i suoi mostri, i poveri e gli emarginati sociali sono vittime, i ricchi vivono in un mondo a parte senza nessun contatto con la maggioranza della popolazione… Ok, ok, ho capito! Condivisibile, naturalmente, ma essere bombardato da questo messaggio dal minuto uno al minuto centoventi mi ha stancato non poco durante la visione. E come se non bastasse, c’è una scena, la più brutta del film (il classico spiegone), in cui il Joker in persona spiega il tema intervistato dal personaggio interpretato da Robert De Niro. Come se non fosse stato già abbastanza chiaro!

Che altro? Ho trovato la trama banale e scontata, e in definitiva inutile. Inutile perché il Joker non ha bisogno di una storia d’origine: il Joker è il contraltare di Batman, è un matto che fa piani assurdi e che vuole creare il caos (cosa resa in maniera fantastica sia nel Batman di Tim Burton, sia nel The Dark Knight di Christopher Nolan). Banale e scontata perché era ovvio che per spiegare un personaggio così non si sarebbe potuto far altro che immaginare un poveruomo cresciuto in una famiglia devastata e abusato sia da piccolo che da grande. L’operazione mi ha ricordato il remake di Halloween di Rob Zombie: ha un senso la prima parte in cui Zombie ci mostra l’origine di Michael Myers? Volendo sì, ma non serve (infatti Carpenter nel 1978 si era guardato bene dal mostrarla): Myers è il male incarnato, punto. Non servono spiegazioni di maltrattamenti in gioventù! Così come non servono spiegazioni dettagliate dell’origine del Joker!

Infatti, e qui arrivo ad un’altra critica, penso che il film sarebbe stato migliore se Arthur Fleck non fosse stato il Joker, se questo film non fosse ambientato a Gotham City, ma a New York. Certo, mi direte voi, ma chi avrebbe dato 55 milioni di dollari a Todd Phillips per girare una tale storia? Soprattutto considerando che nel 1976 Martin Scorsese già aveva fatto quel film e lo aveva intitolato Taxi Driver? Già, Joker mi è parso un po’ troppo derivativo di quel capolavoro di Scorsese per impressionarmi (anche l’ultimo atto in cui Fleck va in TV con l’intenzione di suicidarsi e invece finisce per uccidere il conduttore è molto vicino a Travis Bickle che prova ad uccidere il politico e finisce per uccidere il magnaccia). C’è molto Taxi Driver e c’è pure un bel po’ di The King of Comedy (Re per una notte, 1982), sempre di Scorsese. Divertente, visto che proprio in questi giorni il buon Martin ha dichiarato che per lui i cinefumetti non sono cinema. Ma non apriamo questa discussione!

Che altro… Joker perde almeno tre occasioni per terminare la sua storia senza dilungarsi troppo:

  1. Quando Fleck guarda in telecamera dopo aver ucciso Franklin e con la carrellata all’indietro sugli schermi TV vediamo Gotham in fiamme.
  2. Quando Fleck viene portato via in auto dalla polizia con la citazione di The Dark Knight e Gotham in fiamme.
  3. Quando Fleck viene osannato dalla folla per strada con Gotham in fiamme.

E invece no, Phillips dimostra di non saper chiudere il film senza ripetere il messaggio ancora una, due, tre volte! Alla fine, lo ammetto, non ne potevo più.

E parlando di occasioni perse, che bello sarebbe stato se il personaggio di Thomas Wayne fosse stato scritto con criterio, così da dare profondità alla storia di Fleck che si scopre suo figlio! Invece questa trovata che sarebbe potuta essere geniale perde tutta la sua potenziale forza con due scene ridicole legate l’una all’altra: dopo che Alfred (suppongo) dice esplicitamente “Tu sei il figlio!” ad Arthur, lui va a parlare con Wayne che… gli tira un pugno e se ne va. Wayne si comporta come un bullo di strada. Quanto sarebbe stato più bello se si fosse scoperto che ciò che pensava la madre fosse stato vero, con Wayne a far falsificare documenti per far risultare Fleck adottato? Levando qualche minuto all’infinita parte iniziale sui maltrattamenti a Fleck (e le inutili scene dovute all’ambientazione come l’omicidio dei genitori di Bruce Wayne: altra scena forzatissima che non mi è piaciuta nonostante l’omaggio a Burton con tanto di collana di perle che si rompe in slow motion), si sarebbe potuta sviluppare una storia interessante! E invece niente…

Ah, e parlando di scene inutili e forzatissime: che bisogno c’era dei flashback che ci spiegano che… tadàn, Arthur si era immaginato la relazione con la sua vicina di casa, non era vero niente! Grazie mille, film, l’avevo capito non appena avevi messo in chiaro che Arthur aveva le allucinazioni (proprio all’inizio del film, quando si immagina nello show di Murray Franklin). Questo film ha proprio bisogno di spiegare tutto anche se, in realtà, c’è ben poco da spiegare. Un film che si crede pretenzioso e che alla fin fine fa e dice ben poco…

Ecco, quindi, che per me Joker è un “voglio ma non posso”, un film che sarebbe stato molto più bello in mani più capaci ma che risulta poco profondo, derivativo, ripetitivo e inutile. Ci offre un meraviglioso Joaquin Phoenix e due ore di intrattenimento ma finisce lì, non può dare molto di più. Da vedere? Sì. Da considerare un capolavoro, meritevole addirittura di un Leone d’oro a Venezia? No, proprio no, siamo lontanissimi da un capolavoro! Ciao!


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21 risposte a "Joker: recensione del film"

  1. Eh, ma tutto il sottotesto delle immagini suggerenti che tutto il film è solo un “filmino” mentale di Joker (non Arthur Fleck, proprio Joker, quello metafisico di male) rinchiuso fin dall’inizio ad Arkham (così come “filmino mentale” è la fidanzata/vicina di casa), e che quindi nulla del film è “vero” (né Thomas Wayne bullo, né la semplificazione sociale ricchi vs poveri, assai arronzata perché frutto delle stupidaggini pazzoidi del Joker metafisico), me lo escludi?

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    1. Secondo me sarebbe bello se fosse così, ma onestamente non ci credo troppo… non vedo proprio Phillips capacitato a girarlo un film del genere! E quei flashback “spiegati” sono per me la prova più grande della sua incapacità…

      Praticamente te ci vedi un’operazione in stile Jacob’s Ladder, ma lì c’è la spiegazione finale a dimostrare cosa abbiamo visto per tutto il film. Qui secondo me no… poi sono pronto ad ammettere che è una visione molto interessante e che eleverebbe l’intero film di molte spanne! Bisognerebbe parlarne con Todd… :–D

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      1. Bada, secondo me, rivedendo tutto, si vede che è tutto finto: il primo flashback che vediamo, alla prima seduta con la psichiatra (che è una versione imbruttita della psichiatra che vediamo alla fine), è proprio Joker che picchia le testa nel muro della cella dove lo vediamo rinchiuso alla fine; e lo “spiegone”, fatto a un comico identico a «Re per una Notte» (quindi, già di per sé “finto”, come finto è stato anche in precedenza nel film), a cui segue una città distrutta in cui i Joker si moltiplicano con le mascherine (e Joker sempre, nelle sue angherie, non fa altro che moltiplicarsi: da Nicholson che trasforma tutti in “jokerini” con i cosmetici, a Ledger che, come nella Killing Joke di Moore, vuole dimostrare che tutti sono in realtà come lui), e le mascherine non fanno altro che acclamare Joker: una sequenza che, secondo me (anche per come è ripresa: non c’è mai un «frame» in cui davvero non ci sia Phoenix inquadrato), è proprio la negazione di qualsiasi realismo: è proprio la visione di un pazzo che non vede altro che se stesso…

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      2. Io trovo affascinante la tua possibile spiegazione del film, però continuo ad essere restio a pensare che Phillips sia riuscito a fare una roba così “alta” quando per me è, al contrario, banale. La moltiplicazione dei Joker c’è ma secondo me è solo una scopiazzata da varie storie di Batman in cui il Joker crea suoi “cloni” (e come dici giustamente anche il Batman di Burton). E questo film come logica è lontanta da The Killing Joke: lì il Joker vuole dimostrare che tutti sono come lui, tutti stanno one bad day away from being Joker. Ma nel film di Phillips il Joker non è una persona normale con una brutta giornata (in stile Falling Down di Schumacher, dove D-Fens ha avuto una vita normale, si è fatto una famiglia… poi ha perso il lavoro, ha sbroccato, e parte con la sua killing spree), è un bambino abusato e un adulto che vive una vita assurda in cui gli altri o lo prendono in giro o lo pestano…

        Sul fatto che in questo film ci sia solo il Joker ti do ragione: mi ha ricordato la prima stagione di True Detective col faccione di Matthew McConaughey sempre in primo piano fumando! Anche lì: è per la costruzione della storia così profonda che ci vedi te, o per incapacità di scrivere altri personaggi che non siano macchiette (Thomas Wayne) o messi lì per spiegare e rispiegare la tesi del film (De Niro)?

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      3. Eh, ma che sia un bambino abusato dove sta scritto? Le immagini mica ce lo dicono… — nel fumettino «Mad Love» di Dini & Timm, Harleen Quinzel si innamora di un Joker che, nelle sedute psichiatriche con lei, le racconta del babbo violento che gli rompeva il naso… Quando Harleen Quinzel è ormai Harley Quinn, lei racconta tutto a Batman, che le fa aprire gli occhi enumerando altre “vicende” che Joker ha inventato mille volte variate ad altri mille psichiatri (il babbo che gli rompeva il naso, o la madre alcolizzata, o altre mille che Joker blaterava)…
        Anche Phoenix fa così: ne racconta mille (Thomas Wayne è suo padre che lo ha abbandonato, la mamma schizoide lo picchiava, la sua carriera di comico non quagliava, la pistola è colpa degli altri, nessuno gli voleva bene, c’aveva la sindrome che lo faceva ridere per forza) e nessuna è vera…
        Anche Ledger era così («e le cicatrici me l’ha fatte Tizio… e me l’ha fatte Sempronio») e non è vero nulla…
        Che il film di Phillips non funzioni, che le cose non siano credibili, che la macchina stia sempre con il Joker: tu vedi queste cose come imperizia del regista… e lì, sai, chi può farti cambiare idea?… io sono molto curioso, invece, del fatto che le imperizie facciano, in modo casuale, un film che quadra così bene se si vedono le imperizie come perizie! Che quadri così bene dal punto di vista del Joker pazzoide e quadri così poco dal punto di vista del Joker/Arthur Fleck/bullizzato…
        mi spiego: il film Phillips l’ha fatto di schifo, ma facendolo di schifo l’ha comunque fatto tale per cui ci si possano cogliere precise idee «alla Jacob’s Ladder»… Phillips ha avuto, quindi, molta fortuna… ha fatto una cacchiata di film con un Arthur Fleck noioso che si piange addosso blaterando di ammazzare tutti i ricchi, e insieme, ha fatto una cosina bellina con un Joker che si inventa un Arthur Fleck nella sua mente di schizoide…
        E il film con Arthur Fleck fa schifo… quello di Joker è carino…
        ma quello di Joker non è il film che Phillips ha voluto girare… Phillips voleva solo fare un film idiota con Arthur Fleck e solo i fan ipnotizzati ci vedono un film discreto sul Joker…
        ci sta…
        io posso solo rapportare il problema ad altri film dove ho discusso tanto tra amici tifanti per il “capolavoro” e altri amici tifanti per la “cacca”, e cioè «Napoli velata» di Ozpetek e «Call Me By Your Name» di Guadagnino…
        Io sono schierato per la “cacca” per entrambi i film…
        Per ogni inquadratura di Ozpetek e Guadagnino per me cacca, gli altri trovavano una motivazione per renderla un capolavoro…
        Si potrebbe farlo anche io e te per il Joker di Phillips!
        Una cosa è sicura: se dànno il via, come per altro già si diceva, a tutta una serie del Joker con Phoenix allora sì che si perderà qualsiasi ambiguità di questo film, e a quel punto sarà indubbiamente vera cacca!
        Per me, ingenuo ottimista, questo di Phillips non è un film sulle “origini del Joker”, ma un buon film sul Joker, basta, senza “origini” di sorta (“origini” impossibili da carpire, come dicevi tu: anche le “origini” che al Joker appioppa Alan Moore sono ridicole, e funzionano solo perché anch’esse si scolorano nella follia del personaggio: e perché Phillips, visto che non è una cima, non potrebbe aver copiato Moore come ha copiato tanto Scorsese e tanti altri fumettini?)…
        e anche se diverrà capostipite di una serie farlocca, vabbé, questo suo essere “ambiguo” rimarrà, così come rimane il finale “beffardo” del primo Nightmare di Craven, nonostante la serie che l’ha seguito, cavalcato e banalizzato!
        Neanche Zombie, come dicevi, c’ha provato a rendere “effettivo” il male metafisico di Michael Myers: ha solo esteso il concetto “maligno” anche alla sua infanzia, ma l’aura “metafisica” non gliel’ha tolta proprio per niente, e come avrebbe potuto?
        E, secondo me, fare un film sul Joker che non sia per lo meno ambiguo risulterà veramente impossibile [a meno di non fare il Joker di Jared Leto, ma allora la si butterebbe palesemente in burletta, come sicuramente faranno eh!]

        Tra l’altro, tutto questo mi ricorda una nostra discussione su «Minority Report» di Spielberg: grande metafora di cinema per me, filmetto insulso di fantascienza per te… e per te le metafore di cinema che io ci vedevo erano del tutto casuali!
        Anche nell’ultimo It di Muschietti io ho visto metafore di cinema che nessun fan di King ha visto, anzi, le hanno viste ma le hanno considerate un insulto canzonatorio al libro…

        Mah…
        essendo un convinto estimatore delle teorie ermeneutiche di Jean-Jacques Nattiez, secondo cui esistono per lo meno 3 piani di analisi di un testo (il piano “poietico” di come quel testo è stato fatto, il piano “neutro” di come quel testo è in sé a livello quantitativo, e il piano “estesico” di come quel testo è percepito dall’osservante), anche quando Phillips dirà «sì, ho fatto una cacchiata che solo i geek cinemisti vedono come carina!» sarò sempre lì a dire che, anche se Phillips dice di aver fatto una cacchiata a livello “poietico”, ha finito per avere una cosina bellina a livello “neutro” e a livello “estesico”! [così come a livello poietico Beethoven, nella sua nona sinfonia, ha fatto un inno nazionalista alla Germania, ma ha fatto tutt’altro a livello neutro ed estesico; come Carl Orff nei Carmina Burana ha fatto un testo nazista a livello poietico ma non a livello neutro né a livello estesico ecc. ecc. ecc.; così come Kubrick dice di aver fatto, a livello poietico, un film evoluzionista in «A Space Odyssey», ma ha fatto molto di più a livello neutro ed estesico; o come ancora Kubrick ha detto, a livello poietico, di aver fatto solo una “ghost story” in «Shining» ma ha fatto molto di più a livello neutro ed estesico, ecc. ecc. ecc.]

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      4. Nick, come sempre con te io devo solo chinare il capo ed apprendere… Quello che te con una capacità di analisi incredibile sei riuscito a cogliere con la tua visione del film sembra essere proprio l’intento di Phillips (che evidentemente avevo sottostimato), o almeno così sembra da questa intervista. Continuo a pensare che i difetti che ci vedo (e che ci vedi anche te, in realtà) siano chiari, ma vedere il film sotto quetssta luce gli dà tutt’altra forza. Urge seconda visione!

        https://www.latimes.com/entertainment-arts/movies/story/2019-10-04/joker-ending-explained-todd-phillips

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      5. Poi, bada, che Phillips sia una persona che non è in grado di fare film del genere sono d’accordo, ma, almeno due volte al giorno, anche gli orologi fermi hanno ragione: Phillips potrebbe aver fatto un film decente per puro caso! [e anche per me è “decente” eh: Leone d’Oro??? ma dove, ma quando?: il Leone d’Oro non se lo meritava proprio per un accidente!] — lo stesso «Jacob’s Ladder» è l’unico film decente di Adrian Lyne!

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  2. Per fortuna che il regista non leggerà questo articolo, se no probabilmente si seppellirebbe. Ti ringrazio per aver linkato il mio articolo.
    Ad ogni modo credo che quello che definisci minimo sindacale sia molto al di sopra della media dei film che ci sono stati proposti nella storia. 😂

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    1. Si, si, infatti c’è assolutamente di peggio in circolazione! E comunque se lui è regista e io scrivo in un blog sconosciuto mi sa che se leggesse questo post saprebbe rispondermi a dovere e a seppellirmi sarei io! X–D

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  3. Visto ieri, e visto che qui c’è un’isola felice in cui non si osanna il film posso passare a salutare 😀
    Che Phoenix sia bravo lo sappiamo da più di vent’anni, e lo ripetiamo tutti da più di vent’anni: chi lo strilla a tutto fiato ora temo che non conosca l’attore. Sarebbe come dire “Oh quel tizio, come si chiama? De Niro? Mi sembra bravino: potrebbe avere successo…”
    Probabilmente sono l’unica persona nell’universo a trovare il Joker assolutamente poco affascinante, quindi non bado alla sua mythology, ma ciò che ha vissuto in questo film è ciò che noi viviamo tutti giorni: quindi siamo autorizzati a diventare tutti Joker? La prossima volta che mi tocca subire un’ingiustizia da un capo o una pugnalata alla schiena da un amico… posso diventare un signore del male? Mi piace pensare che il Joker sia molto più di questo 😛
    Vorrei sottolineare la differenza di campagna pubblicitaria. Ti ricordi “Suicide Squad”? Fuochi d’artificio ovunque: videoclip, spot, trailer, sfondi del desktop, tutto, e pare non sia andato bene. Qui sono rimasti sul minimalista, addirittura spacciato come “film d’autore”, campagna sotto tono. E pare stia andando bene. Grandi case imparano dagli errori 😛

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    1. La DC ha tardato svariati anni per trovare una formula di successo dopo aver cavalcato il successo di The Dark Knight di Nolan, anche perché ha messo al timone quell’incapace di Zack Snyder…
      Suicide Squad è uno dei pochi cinefumetti che ho visto ed è un prodotto imbarazzante e la sua presentazione era estremamente… bombastic senza nessuna ragione! Tremendo sotto tutti i punti di vista.
      Stavolta sono riusciti a far passare per un film d’autore a basso budget un film sul Joker costato 55 milioni di dollari, come hai giustamentr detto il reparto marketing DC ha fatto passi da gigante! X–D

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  4. Scusa se puntualizzo, ma Scorsese se l’era presa con la Marvel, più che coi cinecomic in generale…
    Per il resto comprendo il tuo punto di vista, anche se non lo condivido…
    Condivido però quando dici che il film avrebbe potuto chiudersi prima, cosa che peraltro avrebbe portato ad evitare quel dubbio di cui parla qui sopra ampiamente Nick…
    Ma ovviamente la cosa non poteva che essere voluta… quanto meno l’idea di ingenerare un dubbio e forse è anche bello che sia così😉😉

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    1. E ora ci si è messo pure Francis Ford Coppola!

      A giudicare dalle parole di Phillips generare il dubbio era un po’ il suo obiettivo, ma io avrei preferito più chiarezza. Secondo me alcune scelte non reggono la teoria del Joker che si è inventato tutto e quindi non mi ci fanno credere molto e non me la fanno piacere…

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  5. Premetto che non sono una fan della DC e neanche della Marvel ma per correttezza ho visto tutti i lavori fatti da queste case cinematografiche.
    Quindi finora nessun film mi era piaciuto. Non mi colpiscono le guerre dei buoni contro i cattivi. Non ho subito neanche il fascino di Hobbit e company, per dirti che tipo sono.
    Ma questo Joker era necessario.
    Sì, la penso proprio all’opposto di quello che hai detto tu. E il motivo è che una persona come me che non è attirata da questi film d’azione ( X Men compresi) ha sempre visto tutto ma non ha mai provato nulla. Invece stasera son tornata a casa con la mente r il cuore infuocati.
    Tu dici che è inutile dire e ribadire certi concetti. Io posso dirti invece che c’è bisogno di ripeterlo e ridirlo mille volte. E sai perchè? Avevo davanti alla mia fila 3 mocciose viziate che si sono annoiate e non capivano di cosa parlasse il film e son state tutte il tempo a cliccare sul cell. Ripeterglielo una volta non basta. Io le chiuderei dentro un ghetto e gli farei provare cosa è la vita!!! Sono stanca di gente superba e strafottente e se stasera fossi stata dentro un film quelle tre smorfiose le avrei appese a muro a testa in giù e le avrei lasciate ai corvi. Non se ne può più di gente così, senza rispetto e senza cuore. Ci vorrebbero tanti Joker e non Batman per rimettere le cose a posto. Ogni tanto bisogna vedere le cose da una diversa prospettiva.
    Bruce Wayne è cresciuto senza genitori, è vero, ma per colpa di suo padre non sa di avere un fratello. Ed è il fratello che combatte in altri film perchè non sa che il vero criminale era suo padre.

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    1. Molto interessante il tuo pensiero, grazie per il tuo commento! Trovo particolarmente intrigante la tua conclusione, che mi piace talmente tanto che sto pensando che sarebbe stato bello se pure Phillips c’avesse creduto fino in fondo! Purtroppo, secondo me nel film questa intuizione non viene sfruttata a dovere, forse per il gioco abbozzato al fatto che tutto quello che vediamo sia un’invenzione della mente di Arthur Fleck che racconta balle alla dottoressa nell’ospedale psichiatrico.

      Sul fatto che non ci sia niente di male che un film ripeta più volte lo stesso messaggio, forse qui pecco di “vecchiaia”. Mi spiego: l’ho trovato noioso e ridondante io perché guardando attentamente il film (e avendone visti molti prima) ho colto il messaggio abbastanza presto e non ho avuto il bisogno della sua ripetizione. Magari il messaggio è arrivato a quelle tre mocciose che hanno guardato con poca attenzione il film proprio per quella ripetizione che a me non è piaciuta! Questo sarebbe certamente positivo. Però, mi chiedo io, può Joker essere la porta di entrata verso un cinema più originale (penso ai film di Scorsese che l’hanno ispirato, per esempio) per quelle tre mocciose? Oppure continueranno ad andare a vedere i film DC e Marvel con la stessa attenzione verso i cellulari piuttosto che verso il grande schermo?Non ho una risposta a questa domanda.

      Sono comunque d’accordo con te sul fatto che sia una bella cosa che Joker non sia il solito cinefumettone a cui DC e Marvel ci hanno abituati! :–)

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