Men at Arms: recensione del libro

Men at Arms (Uomini d’arme) è il perfetto seguito di Guards! Guards!, essendo una rivisitazione della stessa idea che permette a Pratchett di esplorare meglio alcuni dei concetti del libro precedente, oltre ad introdurne di nuovi.

Qualcun’altro sta tentando di prendere il potere ad Ankh-Morpork con un’arma non convenzionale basandosi sul concetto di legittimo erede al trono (si parla di una spada estratta da una roccia, ma stavolta che sia Carrot l’erede misterioso è ancora più esplicito che in Guards! Guards!), e di nuovo tocca alla Watch mettere le cose a posto. E di nuovo l’esecutore materiale del piano per far fuori Vetinari viene posseduto da qualcosa di inumano che lo usa come una marionetta, e di nuovo alla fine Vetinari cede alle richieste di migliorare le condizioni lavorative delle guardie cittadine, anche se stavolta oltre ad un bollitore per l’acqua c’è una vera e propria svolta… 

Certo, Pratchett ripete lo schema narrativo di Guards! Guards!, ma ci aggiunge così tanti elementi che in nessun momento si ha l’impressione di leggere qualcosa di già letto. Che elementi nuovi, vi starete chiedendo? Prima di tutto, Sam Vimes si fa da parte per l’imminente matrimonio con Lady Ramkin e il conseguente pensionamento (Vimes ha comunque i suoi momenti: quanto è emozionante scoprire la storia delle vedove delle guardie?). Il fatto che si veda poco Vimes permette a Carrot di andare sotto i riflettori e brillare come il personaggio meraviglioso che è1. Ed insieme a lui ecco i soliti Fred Colon e Nobby Nobbs, che pure loro guadagnano molto dall’assenza di Vimes in quanto a crescita dei personaggi2, e poi… ci sono delle nuove guardie in città! 

Sono una ragazza, Angua, un nano, Cuddy, e un troll, Detritus, quest’ultimo già visto in Moving Pictures3. E, a proposito di Moving Pictures, riecco anche Gaspode, che con Angua svilupperà una certa affinità… Non solo ognuno di questi personaggi lascia il segno, ma questo è il modo usato da Pratchett per introdurre prepotentemente il tema della società multirazziale e della talvolta difficile convivenza delle varie specie in Ankh-Morpork (specialmente tra nani e troll, cosa che verrà ripresa anche in successivi libri della Watch, su tutti Thud!). 

E oltre ai nuovi personaggi, qui Pratchett sfrutta a dovere l’enorme potenziale del sistema delle gilde della città. Le indagini, infatti, passano dalla gilda degli assassini, quella dei mendicanti, quella degli alchimisti e soprattutto quella dei clown. Beh, sarebbe impossibile riportare tutti i passaggi che mi hanno fatto scoppiare a ridere leggendo le pagine dedicate a queste ultime due, quest’idea del tragico nascosto dietro al trucco da clown qui è sfruttata all’ennesima potenza4

Ma farei un disservizio a Pratchett se facessi passare Men at Arms come un mero libro umoristico. Il libro affronta temi come il mantenimento dell’ordine, il controllo delle armi da fuoco (si capisce molto bene il pensiero dell’autore al riguardo!), il razzismo5, e il potere in una società, l’aristocrazia… Ed è qui che viene introdotta la teoria socioeconomica degli stivali di Vimes6!

Altre trovate che mi erano sembrate geniali ad una prima lettura otto anni fa e che ancora ricordavo erano la trovata dei troll super intelligenti solo con temperature glaciali, e il genio di Leonard Da Quirm… Insomma, davvero troppe cose di cui scrivere in un singolo post.

Certo, la mia recente seconda lettura mi ha fatto pensare anche ad alcuni punti deboli del libro, se così vogliamo chiamarli. Per esempio, le schermaglie tra nani e troll e la creazione della milizia in seguito allo scioglimento della Watch alla fine risultano quasi un inciampo nella trama, e la seconda parte del libro è forse meno brillante della prima, ma probabilmente solo perché quest’ultima è semplicemente inarrivabile… 

Insomma, Men at Arms è per me un altro libro imperdibile, pieno com’è di personaggi splendidamente caratterizzati e con una Ankh-Morpork viva come non mai (e se ne scoprono pure fatti storici legati al mitico architetto Bloody Stupid Johnson). Ciao! 

PS: Oltre ai soliti riferimenti a film (nel finale c’ho visto anche In the Heat of the Night, La calda notte dell’ispettore Tibbs, con “They call me mister Vimes“, cioè “Mi chiamano signor Vimes“) e libri (uno evidentissimo è alla saga di Narnia), magari mi sbaglio ma qui c’è un’anticipazione/ispirazione per una delle serie animate che più amo: The Gargoyles, di Greg Weisman. Infatti ad un certo punto c’è un gargoyle sul tetto dell’Opera House che si chiama Cornice-Overlooking-Broadway perché i nomi dei gargoyle tendono ad essere legati ai luoghi dove si trovano. Nella serie di Weisman, i gargoyle che si risvegliano a New York scelgono nomi come Broadway (guarda caso!), Lexington, Brooklyn… 


1. Colon thought Carrot was simple. Carrot often struck people as simple. And he was. Where people went wrong was thinking that simple meant the same thing as stupid. (Colon pensava che Carrot fosse una persona semplice. Carrot sembrava a molti una persona semplice, e lo era. Ciò che molti non capivano è che semplice non significava stupido.)

2. Impossibile non notare la citazione di The Terminator quando Nobby si dimostra un gran conoscitore di armi e ne chiede una che non è nell’armeria: ‘Have you got one of those Hershebian twelve-shot bows with the gravity feed?’ he snapped. ‘Eh? What you see is what we got, mister.’” (‘Avete uno di quegli archi Hershebian a dodici colpi ad alimentazione gravitazionale?’ chiese. ‘Eh? Ciò che vedi è ciò che abbiamo, amico.’)

3. A lui Pratchett associa una citazione da Predator: You haven’t got time to ooze, simile al non avere tempo di sanguinare nel film di John McTiernan.

4. “No clowns were funny. That was the whole purpose of a clown. People laughed at clowns, but only out of nervousness. The point of clowns was that, after watching them, anything else that happened seemed enjoyable. It was nice to know there was someone worse off than you. Someone had to be the butt of the world.” (Nessun clown era divertente. Questa era la natura di un clown. La gente rideva dei clown per puro nervosismo. Il punto dei clown è che, dopo averli visti, qualunque altra cosa sembra bella. Era confortante sapere che c’è qualcuno che sta peggio di te. Qualcuno deve stare al fondo della società.)

5. A volte insieme: “So many crimes are solved by a happy accident – by the random stopping of a car, by an overheard remark, by someone of the right nationality happening to be within five miles of the scene of the crime without an alibi.” (Tanti crimini vengono risolti grazie un felice incidente – fermare una macchina a caso, sentire una conversazione per sbaglio, o trovare qualcuno della nazionalità giusta a qualche km dalla scena del crimine senza un alibi.)

6. “The reason that the rich were so rich, Vimes reasoned, was because they managed to spend less money. Take boots, for example. He earned thirty-eight dollars a month plus allowances. A really good pair of leather boots cost fifty dollars. But an affordable pair of boots, which were sort of OK for a season or two and then leaked like hell when the cardboard gave out, cost about ten dollars. Those were the kind of boots Vimes always bought, and wore until the soles were so thin that he could tell where he was in Ankh-Morpork on a foggy night by the feel of the cobbles.But the thing was that good boots lasted for years and years. A man who could afford fifty dollars had a pair of boots that’d still be keeping his feet dry in ten years’ time, while the poor man who could only afford cheap boots would have spent a hundred dollars on boots in the same time and would still have wet feet.This was the Captain Samuel Vimes ‘Boots’ theory of socioeconomic unfairness.” (La ragione per cui i ricchi sono così ricchi, pensava Vimes, è perché spendono meno soldi. E non mi metto a tradurre tutto l’esempio sugli stivali, ma è a dir poco geniale.)


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3 risposte a "Men at Arms: recensione del libro"

  1. Amo il modo in cui Pratchett, come sanno fare pochissimi autori geniali (primo su tutti Oscar Wilde) riesce a creare riflessioni e battute che sono allo stesso tempo perfettamente adatte per i personaggi e la storia e grandi spassose massime di vita che possono essere incorniciate sopra il caminetto.

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    1. Decisamente si, ci sono infiniti passaggi citabili in ogni suo libro inseriti in modo perfetto in storie divertenti piene zeppe di personaggi memorabili. Era (ed è) veramente un grandissimo della letteratura…

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