Halloween III: Season of the Witch: recensione del film

Halloween III: Season of the Witch (in italiano tradotto come Il signore della notte, invece che il più corretto La stagione della strega) è un film del 1982 diretto da Tommy Lee Wallace e con una sceneggiatura rimaneggiata più volte dallo stesso Wallace e da John Carpenter, partendo da un soggetto di Nigel Kneale.

L’idea alla base del film secondo me era brillante: invece di continuare a proporre film con Michael Myers che uccide lentamente persone varie con dei coltellacci (come Halloween e Halloween II), perché non fare della saga di Halloween una serie di film horror scollegati tra loro ma con l’ambientazione nella notte di Halloween come tema comune? Inutile dirlo, la cosa non fu apprezzata molto e già dal quarto capitolo si tornò a narrare le vicende di Michael Myers e compagnia. Era così pessimo questo Halloween III, tanto da far naufragare l’idea in partenza?

Siamo onesti: non è di certo un gran film, anche se non è nemmeno tutto da buttare via come potrebbe sembrare leggendo e qua e là. La trama si può riassumere così: ci si avvicina a Halloween e la Silver Shamrock sta riuscendo a vendere bene le sue maschere per bambini grazie ad una martellante campagna pubblicitaria con un jingle davvero catchy (la melodia è quella di London Bridge is Falling Down). Il dottor Challis (Tom Atkins) scopre però che si cela qualcosa di losco dietro a quella fabbrica di giocattoli dopo essere stato testimone della morte di un negoziante, Harry Grimbridge (Al Berry), per mano di un folle suicida. Insieme alla figlia della vittima Ellie (Stacey Nelkin), il dottor Challis conoscerà il proprietario della fabbrica Conal Cochran (Dan O’Erlihy) e verrà a conoscenza di una verità inquietante…

Wallace gira bene un film il cui punto debole più eclatante è, e duole ammetterlo, la sceneggiatura. La storia non sta in piedi, il rapporto tra Challis e Ellie è forzatissimo (Tom Atkins doveva essere considerato proprio un figo al tempo, anche in The Fog va a letto con una bella ragazza molto più giovane di lui poco dopo averla conosciuta), e ci sono moltissimi buchi di trama che non trovano mai una spiegazione.

  • Gli androidi da dove saltano fuori?
  • E perché rubare una pietra di Stonehenge e portarla negli Stati Uniti per fare dei sacrifici umani abbandonati da tempo?
  • E quei chip di Silver Shamrock che a volte sparano il laser, a volte tramutano le persone in insetti… Perché?
  • E con chi riesce a parlare Challis per fermare le trasmissioni di ben tre canali (o solo due?) con una semplice telefonata? Col Signore della TV? Che si lascia convincere da un signore chiaramente delirante che gli parla al telefono? 

D’altra parte, però, va detto che la colonna sonora del Maestro Carpenter è ottima e che i cameo di Michael Myers visto in TV in un paio di scene sono da incorniciare. E il messaggio che sta dietro al film sui media, in questo caso la TV, che controllano le masse e ne fanno ciò che vogliono è ancora oggi rilevante. Le pubblicità non solo ci governano, ma ci portano anche alla morte prematura, questo sembra dirci Halloween III con la sua assurda storia di riti celtici portati all’era moderna. E anche se la TV continua ad avere una grossa influenza, oggi la cosa andrebbe aggiornata aggiungendo i cosiddetti social di Internet!

Anche la città di Santa Mira piena di CCTV che spiano i cittadini che vivono in un costante coprifuoco è qualcosa che suona terribilmente familiare al giorno d’oggi dove ci sono effettivamente telecamere dappertutto e, a causa del Covid-19, in molti paesi del mondo c’è stato per parecchio tempo un coprifuoco notturno! 

Funzionano benissimo anche tutte le scene di omicidi, ognuna diversa e con un suo modo di creare tensione e terrore. Particolarmente tremenda quella del bambino della famiglia Kupfer di fronte alla TV usato come cavia da Cochran per testare il meccanismo delle sue maschere.

Ho letto che originariamente i titoli di coda sarebbero dovuti essere accompagnati dalle urla di terrore di migliaia di bambini uccisi di fronte ai loro televisori. Un po’ troppo macabro, forse, ma devo dire che è un’idea decisamente interessante per un film horror! Insomma, io non lo butto via del tutto questo film: nonostante i suoi difetti ci sono molte scene interessanti, Tom Atkins è convincente come protagonista, e il tema sviluppato è profondo. Non sono certo cose che si possano dire di un qualunque film horror! Ciao! 



18 risposte a "Halloween III: Season of the Witch: recensione del film"

  1. Sghembo, a tratti senza senso, con un finale potentissimo ma di fatto abbastanza stupido, eppure l’ho visto all’età giusta e ogni volta che esce un nuovo “Halloween” che riscalda la minestra, penso che un cambio di direzione alla saga sarebbe stato un toccasana, proprio come desideravano Carpenter e Debra Hill. Ne ho parlato anche dalle mie parti perché alla fine a questo coso strambo voglio molto bene, gran pezzo per avvicinarci ad Halloween 😉 Cheers

    Piace a 2 people

    1. Hai ragione, ora ho aggiunto il link che per qualche motivo mi ero perso! :–D

      Sghembo è l’aggettivo giusto per questo film però anche io gli voglio bene… Un guilty pleasure, o un cult movie, che dir si voglia! John e Debra avevano avuto l’intuizione giusta, alla fine…

      Piace a 1 persona

      1. Sì, decisamente. E, del resto, l’intero film porta le tracce di quella potenzialmente proficua collaborazione fra due giganti del fantastico come John Carpenter e Nigel Kneale che avrebbe potuto essere e poi, per vari motivi (li trovi nel post dedicato da Lucius sul Zinefilo), purtroppo non è stata. In questo senso, ho sempre avuto l’impressione che si cercasse di compensare la perdita (Kneale non volle essere nemmeno accreditato, tanto si erano messe male le cose) omaggiandolo quanto possibile, vedi ad esempio la presenza del monolito a richiamare il circolo megalitico di “The Quatermass conclusion” o i terrificanti segreti sepolti nella pietra di “The Stone Tape”, film tv del 1972 molto amato da Zio John. E, a occhio, gli omaggi sembrano essersi allargati anche ad altri classici della sci-fi britannica come “Children of the stones” di Jeremy Burnham e Trevor Ray o, ancora, la serie didattica (nel senso che era contemporaneamente anche un corso d’inglese per i non madrelingua) BBC “Slim John” con i suoi androidi alla conquista del mondo… ecco, per me il principale limite è stato forse questo: l’aver privilegiato citazioni dirette e indirette alla necessità di scrivere una storia coerente con il giusto l’inserimento di elementi orrorifici (NON graditi a Kneale, tra l’altro). Fortunatamente però Halloween III mantiene lo stesso un suo grande fascino arcano, bizzarro e antico, capace di farcelo amare nonostante i suoi limiti 😉
        P.S. i Chip di Silver Shamrock funzionano sostanzialmente sempre allo stesso modo, credo, solo quando sono all’interno delle maschere non vediamo l’energia che sprigionano (infatti anche dal volto sfigurato della povera casalinga colpita stavano già uscendo alcuni schifosi insetti, se ricordi)…

        Piace a 1 persona

      2. Si nota questa inconsistenza di cui scrivi, è vero! La storia deraglia un po’ per questa voglia di citare prodotti che entrano un po’ a forza nella mythology di Halloween, risultano un po’ forzati!

        "Mi piace"

  2. Questo è un capitolo che apprezzo e che mi diverte tanto. Come hai detto, a livello di sceneggiatura ci sono cose che non tornano ma ammetto che il contesto è davvero molto peculiare e interessante e che inoltre è proprio la regia e la messa in scena a rendere il film più affascinante, riuscendo do a nascondere certi difetti narrativi (non tutti ma alcuni si). Mi dispiace per Carpenter, voleva davvero qualcosa di nuovo per questa saga di Halloween. Chissà cosa sarebbe successo se il pubblico avesse apprezzato.

    Piace a 1 persona

      1. Ahahahahahah
        Allora ti consiglio di passare direttamente ad H20. Per il momento (ancora non ho visto Halloween Kills) rimane il seguito migliore in assoluto. Se proprio vuoi, guardati anche il quarto capitolo. Da lì in poi è solo discesa.

        Piace a 1 persona

  3. Non sono mai riuscito a farmelo piacere, questo terzo episodi, così aprocrifo e così legato ad una tradizione narrativa – quella di Quatermass e della fantascienza britannica – che non ha proprio niente a cui spartire con la saga. Eppure siamo ancora nell’ambito degli episodi di Halloween che si possono ancora vedere senza conati di vomito 😀

    Piace a 1 persona

  4. So che può sembrare assurdo, ma è uno degli episodi della serie che mi è rimasto più impresso. Wallace si vede che è cresciuto alla scuola di Carpenter e cerca di emularlo (senza riuscirci ovviamente), e infatti anni dopo dirigerà il seguito di Vampires, altro gioiello del suo maestro. La prima parte è molto lenta ma è riuscito comunque a tenermi incollato alla poltrona. A tratti mi ha ricordato anche Essi vivono, anche se uscirà 15 anni dopo…

    Piace a 1 persona

    1. Povero Wallace, anche se aveva il giusto maestro e si nota che provava a lavorare bene, non ha avuto fortuna coi progetti che gli hanno affidato. Il mondo ha dimenticato in fretta Vampires (anzi, forse non lo ha proprio notato, sbagliando) e a Wallace è toccato dirigerne il seguito…

      Comunque sai che ora che mi ci fai pensare qualcosa di They Live ce l’ha questo Halloween III?

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...