Akira: recensione del film

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Akira, film d’animazione di Katsuhiro Ôtomo, uscì nel 1988 e a guardarlo adesso non possiamo che meravigliarci per la sua forza dirompente così come per l’impressionante reparto tecnico. Non dimostra per niente i suoi 30 anni!

In Akira vediamo un mondo post-terza guerra mondiale in cui la società giapponese è malata e corrotta e la violenza la fa da padrona. Vediamo studenti delle superiori che scorazzano per Tokyo con le loro moto impegnati in guerre tra bande. Vediamo terroristi, militari senza scrupoli, politici impotenti e scienziati senza etica. Il tutto con il filo conduttore dell’amicizia tra Tetsuo e Kaneda, col secondo che prova a salvare il primo dalle grinfie dell’esercito che lo sta usando come cavia da laboratorio.

E in tutto questo ecco anche discorsi sulla natura dell’umanità, sul perché sia al mondo e in quale direzione stia andando, sulla decadenza della società… e senza la confusione che regna in prodotti simili come il Kôkaku Kidôtai (Ghost in the Shell, 1995) di Mamoru Oshii! In una parola, incredibile. Anche perché il tutto è visivamente spettacolare, con un’animazione che fa gridare al miracolo e con un immaginario che sta tra Blade Runner (1982) e Black Rain (1989).

La colonna sonora riesce a creare un’atmosfera incredibile, e in generale tutto il reparto sonoro del film è ottimo: i suoni degli elicotteri, delle sparatorie, delle moto che sfrecciano per le strade di Tokyo… è tutto assoluamente realistico!

E che dire dei temi del film? L’amicizia, certo, ma anche la violenza come presenza innegabile ed imprescindibile della nostra società. E poi il finale visionario io lo vedo vicino ad uno dei temi più importanti di Star Trek, a me tanto caro: noi esseri umani siamo destinati a qualcosa di più “alto”? Possiamo evolverci, diventare esseri diversi ed ambire a capire davvero l’universo? In Akira secondo me la risposta è ambigua: sembrano riuscirci Tetsuo con l’aiuto dei tre bambini-cavie ma solo con l’aiuto di esperimenti governativi e droghe sintetiche… è questa la via? Forse è troppo presto per questa evoluzione e bisogna aspettare ancora un po’?

Ma non è lo scopo del film dare delle risposte a queste domande. Akira va visto e rivisto per godere a pieno della sua spettacolarità, così come per tentare di esplorare ancora più profondamente i temi trattati da Ôtomo. Ciao!


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17 risposte a "Akira: recensione del film"

  1. Questo film è il mio battesimo all’animazione giapponese. Visto per assoluta casualità una sera – saranno state le 11 o giù di lì – mandato in onda dalla RAI. Ne rimasi appunto impressionato. Ne acquistai la VHS e poi il DVD, il Blu-Ray e dopo di questo seguirono molti altri. Il film è una pietra miliare del genere cyborg-fantascientifico, tema tanto caro ai giapponesi.
    Alla prima visione può lasciare interdetti poiché la trama ha qualche “buco” ma come hai evidenziato non nasce per dare risposte, ma per farsi domande.
    Rimane il mio preferito sia per ragioni affettive sia per l’estetica ancora attuale sia per come affronta il tema.

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  2. E’ davvero bello! Mi sta dicendo EvilAle che merita leggere il manga perché riesce a sviluppare più cose, ora vedo se riesco a recuperarlo. Comunque il film d’animazione mi è piaciuto davvero tanto, ho già voglia di rivederlo!

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  3. Bellissimo, veramente un capolavoro. Secondo me alla fine vuole dire che si, possiamo raggiungere uno stadio superiore dell’essere, ma è ancora troppo presto: gli esperimenti fatti su Tetsuo, Akira e i bambini esp hanno portato solo distruzione perchè ancora non siamo in grado di padroneggiare quel potere.
    Una curiosità: quale doppiaggio hai visto? Io ho visto sia quello classico sia quello nuovo, fatto quest’anno, e devo dire che ho preferito quello nuovo: la storia è molto piú coesa, e si comprende meglio.
    Devo anche io leggere ancora il manga, e non vedo l’ora di farlo!

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    1. Anche secondo me per Otomo l’umanità non è ancora pronta, ma è bello che ci lasci la libertà di ragionarci sopra.

      Per il doppiaggio… l’ho visto in giapponese! Guardo tutto in lingua originale. Naturalmente senza sottotitoli (nel mio caso in spagnolo, l’ho comprato qui il DVD) non c’avrei capito niente!

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  4. Mi ricordo quando arrivò in Italia in VHS, nel 1993 o ’94, o giù di lì… in altre VHS di case editrici comprimarie di quella che lo distribuiva si scorgevano i suoi trailer agli inizi dei nastri: trailer misteriosi, accattivantissimi… mi ricordo che per me “Akira” divenne una sorta di «mito», le cose di cui vedi i trailer ma che non riesci mai a scovare davvero, mai a vedere (a Suvereto, allora, era impossibile trovare un negozio che vendesse quella VHS e anche a Piombino le cose non erano diverse: mi sembra di ricordare che lo chiesi al Tomi, allora sotto i portici di via Petrarca, e lui credo che manco sapesse cos’era… nello stesso giorno mi disse anche che aveva “finito”, e quindi doveva riordinare, la VHS di Nightmare Before Christmas)… — è rimasto per me un mito, una chimera inarrivabile, anche dopo l’avvento del download peer to peer: mi ricordo che trovai copie impresentabili, tratte da quella VHS anni ’90… — nel 25esimo anniversario, nel 2013, mi sono fiondato a vederlo su grande schermo! — quel mito finalmente si realizzava: non ci capii una mazza a livello narrativo, ma la disperazione che trasmetteva, di sfacelo morale e fisico (molti gli sbudellamenti dei “corpi che cambiano”), e di caos paradossale espresso in ogni forma di società (comparabile alle metafore anti-umane di Shinya Tsukamoto: in fin dei conti «Tetsuo» è uscito l’anno dopo: i frutti più atroci della crisi economico-identitaria giapponese) che sembra negare perfino ogni possibilità di “vita possibile” (a un livello finando “cosmico”, in un senso para-nichilista che è un succo tra Schopenahuer, 2001 Odissea nello Spazio e Italo Svevo), mi ha colpito come una tramvata, quasi come la meraviglia della fattura animata…

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    1. Bellissimo il ricordo storico che ne hai! Pensa che io ne avevo un ricordo vago perché l’allora fidanzato della mi sorella ottenne la VHS (proprio intorno al ’93, ’94)) e lo vide in casa mia e ricordo che a me fu proibito vederlo ma nella memoria mi rimase impressa l’immagine di Tetsuo senza un braccio.

      Comunque sì, hai ragionissima nel dire che la forza dirompente che ha è pari alla qualità dei disegni dell’animazione, è davvero un film fenomenale!

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  5. Hanno commentato tutti. Lo faccio anche io. Grandissimo film di animazione, uno dei miei preferiti, però come succede per Nausicaa non c’è paragone con il manga che è molto più profondo e sviluppa meglio alcuni passaggi che invece nel film sono abbozzati e caotici. Bello ma dopo aver letto il manga ho iniziato a vederlo come un grosso riassunto di una storia che meritava un trattamento differente, magari una miniserie o più film. Comunque l’animazione e il disegno di questo lungometraggio sono tra i meglio che ha da offrire l’animazione Giapponese.

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