Star Trek: Voyager – S03E15, Circolo chiuso

coda2Star Trek: Voyager fino ad ora non si è quasi mai lanciata in territori inesplorati, tutt’altro. Molto spesso si è appoggiata, come tutte le serie di Star Trek successive alla serie classica, alle stampelle della citazione e del rimaneggiamento di idee già usate in precedenza (soprattutto in The Next Generation). Visto il setting che avrebbe dovuto essere interamente nuovo (un quadrante lontanissimo da quello che ben conosciamo), ho spesso basato le mie critiche su questa mancanza di fantasia.

In questo Circolo chiuso (titolo originale: Coda, come l’album dei Led Zeppelin uscito dopo la morte di John Bonham), Jeri Taylor, qui in veste di sceneggiatrice, sfrutta la ripetitività per andare dritto al nocciolo della questione (i personaggi sanno istantaneamente a cosa sono soggetti perché una cosa simile è successa ad altri equipaggi della Flotta Stellare, che tradotto vuol dire che non ci si perde in spiegazioni inutili per il fan di Star Trek!). Qui Chakotay e Janeway sono su uno shuttle (ma si può mandare in missione sia il capitano sia il primo ufficiale???) e tutto sembra andare nel peggiore dei modi, con un attacco dei temibili Vidiians (rieccoli, dopo Ladri di organi, Separazione, Bellezza virtuale, L’altra Voyager e Quarantena) in cui muore il capitano! Ma poco dopo rieccoci con Chakotay e Janeway nello shuttle che subito si rendono conto che qualcosa non va: stanno rivivendo i momenti precedenti l’attacco! Prendono delle contromisure ma… di nuovo fanno una fine tragica. E di nuovo ripartono da zero… insomma, sembrano essere intrappolati in un loop temporale, come Bill Murray in Groundhog Day (Ricomincio da capo, 1993). Oppure come l’Enterprise D alla fine della quinta stagione di The Next Generation nel capolavoro di episodio Cause And Effect (Causa ed effetto) che, curiosamente, in italiano si intitola anch’esso Circolo chiuso. Che fantasia questi traduttori!

Quindi rieccoci a copiare The Next Generation, ho pensato. Ma invece, come era successo in Un amore impossibile (che riprendeva Elementare, caro Data ma poi andava in un’altra direzione), Circolo chiuso di Voyager a metà episodio prende un’altra piega e da una storia su un loop temporale passa ad una storia sull’accettazione della morte. O quasi.

E questo è un po’ il punto debole dell’episodio, è un po’ confuso. Comincia con questo loop temporale e poi lo abbandona per sviluppare una storia di un ostile mietitore di anime in fin di vita in agguato su un pianeta poco ospitale. Mi chiedo se questa iniziale confusione sia da valutare postivamente (per una volta qualcuno della Federazione che non ha la soluzione pronta, per la verità una cosa accaduta spesso in Star Trek: Voyager) oppure no (mi ha confuso un po’ questo cambio di rotta a metà dell’opera).

In ogni caso, la seconda parte dell’episodio è migliore della prima, o almeno ha un’idea di dove andare a parare. Solo che non è una grande idea, con Janeway in versione fantasma a cui appare il padre, vice-ammiraglio della Flotta Stellare (Len Cariou) che vuole fortemente convincere il nostro capitano ad andare verso una luce che, intuiamo immediatamente, non nasconde niente di positivo. Un po’ come in Star Trek V, quest’entità scopre velocemente le sue carte. No, non è un essere che si millanta onnipotente e che chiede una nave stellare, ma poco ci manca!

Quindi cosa c’è da segnalare in questo Circolo chiuso? Poco. Belli i discorsi di addio al capitano nella cerimonia funebre in onore di Janeway, soprattutto quello di B’Elanna (un applauso a Roxann Dawson), emozionante Robert Beltran mentre si dispera facendo il massaggio cardiaco più leggero della storia della televisione, ma l’episodio è un insieme confuso di idee che a stento trova il cammino verso l’inevitabile conclusione: il capitano Janeway resterà con noi fino alla fine della serie, ne sono certo! Ciao!


Episodio precedente: Un amore impossibile

Episodio successivo: La febbre nel sangue

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4 risposte a "Star Trek: Voyager – S03E15, Circolo chiuso"

  1. In effetti, qui si può dire che almeno un tentativo di distaccarsi dal classico “già visto” espediente del loop temporale c’è stato. Migliore nelle intenzioni che nella realizzazione, magari, ma il risultato finale non è poi da buttar via, tutto sommato.
    P.S. I traduttori italiani amano piazzare un bel “Circolo chiuso” in quasi ogni episodio di serie sci-fi avente a che fare con il tempo, come appunto anche nell’omonima avventura della prima stagione della britannica (e successiva di qualche anno alla TOS) “Spazio 1999” dove i protagonisti, atterrati su di un misterioso pianeta, si imbattevano nelle sue pericolose nebbie “temporali” capaci di riportarli allo stato primitivo 😉

    Piace a 1 persona

    1. Ahahah! Non sapevo che i traduttori italiani fossero così tanto recidivi con questo Circolo chiuso! Io non capirò mai perché non si limitino a tradurre le cose come sono invece di voler quasi sempre stravolgerne il significato. In alcuni casi è comprensibile (vedasi Questioni di Q-ore, col riferimento ad un oscuro libro statunitense che si sarebbe perso nella traduzione per il pubblico italiano), ma nella maggior parte dei casi proprio non si capisce la ragione di certe scelte.

      Comunque hai ragione, non da buttare via l’episodio perché comunque Chakotay che interagisce con Janeway è sempre un bel vedere!

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