I Come in Peace / Dark Angel: recensione del film

Giovedì 3 novembre 2022: compie 65 anni Dolph Lundgren, e vengonofuoridallefottutepareti lo festeggia con Lucius de Il Zinefilo e Cassidy de La bara volante

I Come in Peace, o Dark Angel (o, per l’Italia, Arma non convenzionale, invece di traduzioni più fedeli come Vengo in pace o Angelo oscuro) è un film uscito (a fatica) nel 1990. Diretto da Craig R. Baxley, il copione è firmato da Jonathan Tydor e da un David Koepp che non ci si aspetterebbe in un prodotto del genere. 

E che genere è? Difficile dirlo, infatti non sorprende scoprire che nessuno sapesse cosa fare con questo film. È a metà tra un buddy cop movie e un incrocio tra The Terminator (1984) e Highlander (1986)

La strana trama è la seguente: il detective Jack Caine (Dolph Lundgren) è alla ricerca dei criminali che hanno ucciso il suo partner in missione sotto copertura (Alex Morris). Sono dei narcotrafficanti particolarmente efferati che non esitano ad uccidere poliziotti e civili come fossero mosche (i principali sono interpretati da Sherman Howard, visto in Lethal Weapon 2, Arma letale 2, 1989, e Sam Anderson). A Caine viene affiancato, contro la sua volontà, un giovane e minuto agente federale chiamato Smith, Brian Benben). 

Allo stesso tempo arriva in città un enorme alieno biondo (Matthias Hues) che ruba cocaina per ucciderci persone varie a cui poi succhia via endorfina dal cervello (dicendo in tono malefico I Come in Peace, Vengo in pace). Arriva anche un altro enorme alieno (Jay Bilas) che prova ad ucciderlo facendo nel frattempo esplodere qualsiasi cosa. 

Il film per metà segue i canoni del buddy cop movie anni Ottanta: il capo della polizia (Jim Haynie) urla tutto il tempo, i due protagonisti litigano sempre e uno dei due se ne frega delle procedure legali da seguire, ci sono one liner divertenti (“I come in peace”, “And you go in pieces, asshole!”, il pun è intraducibile tra pace e pezzi), e c’è pure una scena omofoba (col povero Boner, Michael J. Pollard). È anche Natale, come sarebbe piaciuto a Shane Black

E per metà è un film di fantascienza con un paio di giustizieri alieni che combattono fin quando ne rimane solo uno che deve fronteggiare i nostri eroi. Queste due anime non si sposano particolarmente bene, e penso per esempio che il tanto vituperato e contemporaneo Predator 2 sia molto superiore in questo aspetto (e anche in vari altri). 

Ma in realtà non ho un’opinione così negativa di questo piccolo film che alla fine è anche spettacolare, a tratti. Legnosità di Lundgren a parte (non nei calci volanti: quelli li sapeva tirare anche parecchio bene), la parte buddy cop movie funziona pure. Per restare in tema, c’è pure Al Leong, immancabile nel genere in quegli anni, visto che era apparso anche in Die Hard (Trappola di cristallo, 1987) e il primo Lethal Weapon (1987).

La parte con gli alieni viene invece dal nulla, e Caine è fin troppo veloce  ad accettare come plausibile l’ipotesi che degli extraterrestri siano entrati a gamba tesa nel traffico di droga cittadino. D’altronde non ci sarebbe stato tempo per sviluppare pure una sottotrama basata sul senso di meraviglia o sullo scetticismo, la cosa è relegata a un paio di dialoghi tra Caine e Smith

Certo, ad un certo punto arrivano, inaspettati, dei collegamenti con The X-Files! Il deviato ispettore Switzer (David Ackroyd) è parte di una cospirazione governativa volta a collaborare con l’alieno sterminatore, e Caine tira pure fuori una frase molto vicina al Trust No One ripetuto più volte a Mulder e Scully da vari informatori: Never Trust Nobody! Nemmeno questo sviluppo ha grande spazio nel film, che alla fine dura giustamente solo una novantina di minuti, però io l’ho apprezzato parecchio! Volendo, dentro c’è pure una satira contro gli yuppies, cioè giovani uomini d’affari, bianchi, ricchi ed eleganti, che qui appaiono come violentissimi e pieni di cocaina.

I Come in Peace si conclude con uno showdown che è un delirio di esplosioni e inseguimenti in auto, con tutti che si sparano a casaccio: i nostri protagonisti, i trafficanti di droga, altri poliziotti, l’alieno cattivo (some asshole from outer space, come lo chiama Caine: uno stronzo venuto dallo spazio), tutto messo in scena inaspettatamente bene con un grande lavoro di stunt ed effetti pratici, e con una musica rock totalmente anni Ottanta in sottofondo. 

Alla fine rimangono Caine e l’alieno più la povera ragazza di Caine (Betsy Brantley) in una fabbrica (qualcuno ha detto The Terminator?), e naturalmente i due grossoni finiscono per giocarsela con una lotta corpo a corpo dal finale scontato. 

Insomma, luci ed ombre per un film che, se non lo prendiamo troppo sul serio, intrattiene. Si notano i film che lo hanno ispirato, e oltre a tutti quelli già nominato ci aggiungo Masters of the Universe (I dominatori dell’universo, 1987), in cui degli alieni arrivavano sulla Terra inseguiti da altri alieni che volevano fermarli (Dolph Lundgren era tra questi ultimi). Non è del tutto da buttare via, ma non mi sento di elevarlo allo status di cult movie. Ciao! 



11 risposte a "I Come in Peace / Dark Angel: recensione del film"

  1. Voglio un gran bene a questo film sin da quando ho visto il primo trailer: Dolph che tira calci, alieni ed esplosioni, cosa si può volere di più? ^_^
    Con tutti i suoi difetti è ancora divertente da vedere, anche perché poi l’alieno usa dischi volanti proprio come il suo collega Predator!
    E ti dirò, preferisco di gran lunga la “frase maschia” doppiata in italiano:

    — Io vengo in pace.
    — E riposa in pace, stronzo!

    ahahah non le scrivono più battute così! 😀
    Auguri Dolph.

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    1. È sicuramente divertente, e con tutti i suoi difetti si fa guardare più che volentieri in effetti! Suppongo che se ci fossi arrivato prima lo apprezzerei di più! :–)

      Traduzione azzeccatissima del pun inglese, in ogni caso! X–D

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      1. Sì, se ci fossi arrivato prima probabilmente l’avresti “cultizzato” anche tu (io l’ho visto al cinema, ai tempi, senza le censure che avrebbe per anni subito in TV come il taglio delle sequenze in cui l’arma discoidale di Hues arrivava sulla gola dei bersagli) 😉
        Ancora oggi divertente quanto basta, senz’altro, nonostante le sue imperfezioni: se proprio devo fargli un’osservazione, dopo tutti questi anni, è che magari avrei speso qualche dollaro in più per mostrare il modo in cui gli “alieni” Hues e Bilas arrivavano sulla Terra…
        Auguri Dolph! 👍

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