Die Hard: recensione del film

Die Hard. Titolo italiano: Trappola di cristallo. Che poi ho scoperto che i “traduttori” di tutto il mondo si mettono d’accordo per storpiare i titoli originali dei film, visto che in Spagna questo film del 1988 diretto da John McTiernan si conosce come La jungla de cristal (e in Francia è Piège de cristal). Il fatto che il film abbia generato una saga ha rovinato i piani dei perfidi traduttori che poi hanno dovuto cedere e chiamare qualche film successivo Die Hard… Ma lasciamo stare queste mie solite lamentele! Che oltre al titolo nel passaggio all’italiano si sono perse molte altre cose del film originale, tra cui la nazionalità italiana del mitico terrorista Marco (Lorenzo Caccialanza)!

Difficile scrivere qualcosa su un film così universalmente amato come il primo Die Hard, che ha trasformato un cantante ed attore da commedie romantiche in un eroe d’azione di quelli unici, Bruce Willis. E non entrerò nemmeno nella diatriba “è un film di Natale / non è un film di Natale“, perché chiaramente è più film di Natale questo che It’s a Wonderful Life (La vita è meravigliosa, 1948).

Parto da due righe di trama? John McClane (Bruce Willis), poliziotto di New York, vola a Los Angeles a Natale per ricongiungersi con la moglie Holly (Bonny Bedelia), donna in carriera, per provare a salvare il loro matrimonio. Arrivato al Nakatomi Plaza dove Holly sta partecipando alla festa organizzata dall’impresa giapponese per cui lavora, un gruppo di terroristi guidati da Hans Gruber (Alan Rickman all’esordio cinematografico) prende tutti in ostaggio. Tutti tranne McClane, che comincia a far fuori i cattivi coadiuvato dall’esterno dal poliziotto Al Powell (Reginald VelJohnson, quello di Family Matters, cioè Otto sotto un tetto).

Posso dire che è il film d’azione perfetto? McTiernan l’anno prima aveva girato Predator, era al massimo della forma (due anni dopo avrebbe girato The Hunt for Red October, Caccia a Ottobre Rosso), e non riusciva a sbagliare un’inquadratura o la costruzione di una scena. Tutto è dinamico, emozionante, con effetti speciali pratici al 100% che danno fisicità a ogni esplosione, ad ogni sparo (Willis ha perso anche un po’ di udito per tutta questa fisicità!), e ad ogni stunt.

I dialoghi sono scritti ottimamente per caratterizzare tutti i personaggi principali senza appesantire la narrazione in nessun momento, e ci sono anche un po’ di one liner usabili praticamente in ogni occasione. Non sarò il solo a salutare con Yippee-ki-yay, motherfucker! e a dare il benvenuto con Welcome to the party, pal!, no? In ogni caso, Now I have a machine gun, ho-ho-ho, cosa c’è di più natalizio di una mitragliatrice?

Cosa insolita per un film d’azione, anche la trama è decisamente interessante, con l’atto di terrorismo che si rivela essere una spettacolare rapina basata su un piano ben congeniato che prevede tutti gli elementi in gioco (polizia, FBI, ostaggi…) tranne il buon John McClane. E qui ecco il colpo di genio: McClane è un eroe riluttante, che ha momenti di debolezza, non è uno spaccone che fa fuori i cattivi come fossero birilli! Di fatto, all’inizio prova semplicemente ad avvertire le autorità, e solo perché con le spalle al muro si mette a combattere da solo contro la squadra di Hans Gruber.

Ed ecco un altro colpo di genio: Gruber è un antagonista eccezionale, che rimane negli annali del cinema! La bravura di Rickman è nota, e qui lavorò con dell’ottimo materiale per dare vita ad un personaggio assolutamente indimenticabile. Per esempio, è brillante l’idea di farlo europeo, così da contrapporlo al McClane che non potrebbe essere più statunitense di così (il cowboy!) e per caratterizzarlo anche con una modo di parlare unico (con il britannico Rickman che si fa passare benissimo per tedesco). Ed è fantastico quando perde la sua calma serafica quando il suo piano va a rotoli per colpa di McClane!

Anche i personaggi secondari sono tutti ben ideati, da Argyle (De’voreaux White) a Powell, passando per l’odioso giornalista interpetato da William Atherton e dai due agenti dell’FBI chiamati entrambi Johnson (Robert Davi e Grand L. Bush). Infine, come non ricordare Holly, che è ben diversa da una semplice dama da salvare, anzi è tosta più o meno quanto il marito visto che ha il coraggio di tenere testa ad un Gruber che ha appena fatto fuori senza battere ciglio il suo capo Takagi (James Shigeta).

Per concludere, a mio modesto parere non c’è niente di criticabile in Die Hard. È probabilmente il miglior film d’azione degli anni Ottanta, e certamente tra i migliori mai fatti in assoluto, non ha un singolo calo di ritmo dall’inizio alla fine, e mi ha pure insegnato che per rilassarmi dopo un viaggio in aereo devo make fist with my toes a piedi nudi sulla moquette. Giuro che lo faccio davvero quando ne ho la possibilità e finisco in un hotel con moquette. Ciao!

PS: poi come si fa a non adorare una sceneggiatura dove torna ogni dettaglio, dal rolex di Holly a Powell che non aveva più sparato dopo l’incidente?



11 risposte a "Die Hard: recensione del film"

  1. Parlavo dei film di Natale giusto qualche anno fa nei commenti a un altro post(https://comecerchinellacqua.wordpress.com/2021/12/24/auguri-quasi-di-buon-natale/). Più precisamente ho scritto:

    Se penso ai migliori film natalizi che abbia mai visto mi rendo conto che nella maggior parte di essi il Natale non è al centro della storia, ma è soltanto una parte di una trama molto più ricca. Penso ad esempio a Noi siamo infinito e soprattutto a Stanno tutti bene, che è uno dei miei film preferiti in assoluto. A mio giudizio non è un caso: evidentemente i migliori film natalizi escono fuori non quando uno sceneggiatore dice “Scrivo un film sul Natale e stop”, ma quando dice “Parlerò del Natale e anche di tanto altro, ci metterò dentro tutto me stesso e tutte le cose a cui tengo”.

    Le mie considerazioni ti trovano d’accordo? E hai visto i 2 film che ho nominato?

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      1. Concordo, ovviamente, così come concordo in toto con la tua recensione (tra l’altro, Die Hard ebbi la fortuna di vederlo in sala, ai tempi) 😉
        P.S. Buon Anno! 🍾🎉

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      2. Parole sante! Colgo l’occasione per segnalarti che ho appena pubblicato un nuovo post, in cui cito tanti film di una bellezza indimenticabile… spero che ti piaccia! 🙂

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  2. consolante sapere che anche altrove nel mondo si sono ritrovati titoli sballati dove poi era impossibile aggiungere un numerale 🤣
    Adoravo “Moonlighting”, e indubbiamente Willis da lì si è portato dietro quella gran faccia da schiaffi che sfoggia in Die Hard con gran disinvoltura. Mi piaceva pure “Mai dire sì” (“Remington Steele”) e Pierce Brosnan prese un’altra strada rispetto a Bruno “l’eroe riluttante”, e adesso non si vedono più nessuno dei due…
    Ah! L’orologio di Holly! Genio, genio assoluto!
    Buon anno! 😊

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