Dark Star: recensione del film

dark-star-1974Lo so, lo so, ho scritto che considero Assault on Precinct 13 (Distretto 13: Le brigate della morte, 1976) il film d’esordio di John Carpenter. Ma come potevo esimermi dal recensire anche il suo vero primo lungonetraggio, ovvero quel gioiellino di Dark Star diretto nel 1974 quando ancora era studente alla scuola di cinema? Ecco, non potevo esimermi, e quindi eccomi qui a scriverne!

È stato definito la risposta hippie a 2001: A Space Odyssey (2001: Odissea nello Spazio, 1968) di Stanley Kubrick, ma credo che l’intento fosse un altro. Carpenter scrisse la sceneggiatura insieme a Dan O’Bannon, che in seguito avrebbe firmato quella di un film che avrebbe fatto la storia della fantascienza come Alien di Ridley Scott (1979), e qui è interessante vedere le idee in fase embrionale che portarono a quella creazione. Allo stesso tempo, è divertente identificare gli elementi tipicamente carpenteriani di Dark Star: la colonna sonora firmata da lui stesso, come da tradizione; i suoi tipici movimenti di camera su dolly; la spietata satira verso le autorità evidente nel messaggio iniziale inviato dalla Terra alla Dark Star in cui si ignorano gli astronauti e i loro bisogni pur lodandone falsamente l’operato; e infine l’esplorazione della follia umana così evidente in questo equipaggio che vaga per l’Universo alla ricerca di pianeti da far saltare in aria.

Un accenno di trama: la Dark Star è una nave spaziale armata di bombe potentissime che va in giro da venti anni alla ricerca di pianeti instabili da disintegrare per facilitare la colonizzazione umana. Il comandante Powell (Joe Saunders) è morto in un incidente da tempo, e al comando c’è il tenente Doolittle (Brian Narelle), che sogna di tornare a fare surf sulla Terra. Per quanto riguarda gli altri tre membri dell’equipaggio, Boiler (Cal Kuniholm) sta cominciando a dare segni di instabilità che sfociano in violenza, Pinback (lo stesso Dan O’Bannon) mal sopporta i seri colleghi, e Talby (Dre Pahich) si isola dal resto dell’equipaggio nella sua cupola in cima alla nave.

Nell’ora e venti scarsa di film vediamo i nostri quattro protagonisti alle prese con un alieno giocherellone, con un ascensore pericoloso, e con una bomba in preda a dubbi esistenziali. Ma la cosa veramente incredibile è quanto questo film sia stato influente sul cinema di fantascienza (e non) recente.

Non pretendendo di fare una lista esaustiva, lasciatemi elencare alcune delle ragioni che mi spingono a celebrare l’importanza di questo film. Prima di tutto, Pinback che cerca di intrappolare l’alieno seguendolo nei recessi della nave non può non ricordare Harry Dean Stanton nella sua sfortunata caccia al gatto Jones in Alien. Per non parlare del povero Talby sparato dall’air lock, sorte che toccherà a ben più di uno xenomorfo nei film della saga. E, restando in tema, che dire di Boiler che gioca a far passare un coltello tra le dita della sua mano così come Bishop (Lance Henriksen) farà con Hudson (Bill Paxton) in Aliens di James Cameron (1986)?

E gli omaggi e i riferimenti a questo film non finiscono qui. Per esempio, Danny Boyle userà il nome Pinback(er) nel suo meraviglioso Sunshine (2007). E non credo sia un caso che il Pinback di Dark Star si faccia la lampada con dei vistosi occhiali da sole, un dettaglio che tornerà in Sunshine con gli astronauti ossessionati dalla luce della stella a cui si avvicinano tanto. E forse è una fissazione mia, ma credo che la musica rock di Zephran Cochrane nel lancio della Phoenix in Star Trek: First Contact (Primo contatto, 1996) sia un rimando alla canzone country rock ascoltata da Pinback e compagni dopo la distruzione del pianeta numero 19.

E passando oltre la fantascienza, come non notare il parallelo con The Return of the Living Dead (Il ritorno dei morti viventi) diretto proprio da O’Bannon? Qui Doolittle parla col deceduto comandante Powell, così come nel film di zombie del 1985 si riesce a parlare con uno dei non morti che fa una descrizione agghiacciante della vita dopo la morte.

E il surfista nello spazio mi ricorda Heavy Metal, gran film d’animazione del 1981 ispirato a una serie di fumetti in cui magari non c’era esattamente quello, ma c’erano Cadillac decappottabili molto californiane che andavano da un pianeta all’altro. Ma si potrebbe andare oltre il cinema e menzionare il gruppo rock Pinback che ha usato dialoghi del film in varie canzoni…

Con questo non voglio dire che tutte le idee di Dark Star fossero originali, anzi, alcune erano esse stesse prese da scritti di fantascienza pre-esistenti di autori cone Philip K. Dick (il morto criogenizzato) o Ray Bradbury (la morte da stella cadente). Quello che si puo dire è che Dark Star abbia rappresentato il trampolino di lancio di ben due carriere significative del mondo del cinema, quelle di John Carpenter e di Dan O’Bannon, che per motivi diversi hanno faticato ad imporsi nel mondo di Hollywood. Anche solo per questo è imperativo guardare (e riguardare) Dark Star.

E scusate, forse ho divagato un po’ troppo, ma con un film così è difficile non farlo. È un cult movie come pochi altri, è firmato da due menti brillanti, è divertente e allo stesso tempo dà anche da pensare con la phenomenology del finale con Doolittle che tenta di risolvere i problemi di coscienza di una bomba senziente… e chi ci dice che il secondo album dei Pixies non si intitoli Doolittle proprio in omaggio al Doolittle di Dark Star? Ok, ok, smetto di scrivere che sennò non finisco più! Ciao!


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22 risposte a "Dark Star: recensione del film"

  1. Per me questo film ha un umorismo nero che mi fa impazzire, poi è girato alla grande, basta la scena dell’ascensore, girata con due lire e tanto talento, a mettere in chiaro che quel ragazzotto di nome John Carpenter, avrebbe fatto strada 😉 Cheers

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  2. Aggiungo una citazione che non è casuale visto che la Dark Star va in giro bombardando pianeti. Jimmy Doolittle è il tenente colonnello dell’aviazione statunitense responsabile della pianificazione e della conduzione del primo attacco aereo americano sul suolo giapponese. Noto come “raid Doolittle” fu un’operazione straordinaria poiché gli aerei utilizzati erano dei B-25 Mitchell che decollarono da una portaerei: praticamente un decollo impossibile viste le caratteristiche del velivolo che non era del tipo “imbarcato”. Fu un’operazione dimostrativa su Tokyo in risposta a Pearl Harbor, molto importante per il morale a pezzi statunitense e allo stesso tempo dimostrò ai giapponesi che non erano sicuri a casa propria.
    Scusa per il commento storico, ma sono appassionato sia smdi aviazione sia di storia e non ho resistito. Dark Star è la tipica piccola perla che, al tempo in cui fu proiettato, anticipava ciò che in seguito sarà elaborato e riscritto.

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  3. Non tutte le idee di Dark Star sono originali, vero, ma pure in quel caso ciò che conta è come sono state messe in scena da un giovane e già assai in gamba Zio John (Carpenter) 😉
    E non hai divagato un po’ troppo, tutt’altro, con la tua interessante lista di omaggi (in Sunshine, ad esempio, non avevo fatto caso a quel nome e al dettaglio degli occhiali da sole), paralleli (con The Return Of The Living Dead) e citazioni…

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  4. Grandioso! Mi stavo chiedendo se avrei mai letto un articolo incentrato su questa piccola perla. Il primo lavoro di Carpenter e che lavoro! Nonostante il basso budget e il fatto che fosse la sua prima esperienza con un lungometraggio, Carpenter ha realizzato un signor film. Complimenti per l’articolo!

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