Friday the 13th: recensione del film

rs_1024x759-141024150327-1024.kevin-bacon-friday-the-13th.jl_.102414Venerdì 13 (Friday the 13th) fu un enorme successo di pubblico quando uscì nel lontano 1980. Diretto da Sean Cunningham e con un cast in cui spicca il solo, giovanissimo, Kevin Bacon, costó pochissimo e fece guadagnare molto ai produttori. Non a caso diventò il primo di una lunga saga i cui seguiti per la maggior parte sono di dubbia qualità, un po’ come succcesse a Halloween di John Carpenter (del 1978 e da cui Venerdì 13 rubò… ehm, a cui Venerdì 13 si ispirò molto). E visto che Jason, il “cattivo” del film, è adesso famoso come e quanto Michael Myers (o Freddy Krueger di A Nightmare on Elm Street, per dirne un altro), è legittima la seguente domanda: la qualità di questo film è paragonabile a quella del capolavoro diretto da John Carpenter due anni prima? La mia risposta è un secco no e qui proverò a spiegare perché.

Nonostante conservi un gran bel ricordo della VHS originale di Venerdì 13 che faceva bella mostra di sé in una collezione composta quasi del tutto da VHS nere contenenti registrazioni dalla TV, al riguardare il film dal DVD che mi sono appena comprato in un’edizione dall’accattivante copertina dal design decisamente moderno mi sono reso conto della mediocrità del film praticamente nella totalità dei suoi aspetti.

Friday the 13th fu fatto con un budget bassissimo e si vede (al contrario di Halloween, girato in un Panavision widescreen anamorfico spettacolare e con una tecnica sopraffina): la qualità dell’immagine lascia a desiderare, il sonoro è pietoso, gli attori non offrono delle grandi performance e Cunningham non era proprio un grande regista, per usare un eufemismo.

Inoltre il film è molto derivativo: un gruppo di giovani viene fatto fuori uno ad uno da un assassino che non vediamo in volto che castiga in particolar modo le coppie che osano avere relazioni sessuali… Dove l’ho già visto? Ma certo! È Halloween! Non solo le inquadrature soggettive dal punto di vista dell’assassino ricordano il leggendario piano sequenza iniziale di quel film, ma pure tutte le tempistiche sono le medesime, con l’introduzione delle future vittime e poi con la serie di uccisioni che culminano nella rivelazione finale (e con l’ultima scena che più ispirata a Carpenter di così si muore). Insomma, Cunningham ripropose una formula ricelatasi vincente due anni prima e fece centro.

C’è però un problema: il film fa acqua da tutte le parti, e all’assassino riescono cose probabilmente impossibili a livello di tempi e modi per portare a termine il suo percorso di morte. E se fosse un essere sovrannaturale alla Freddy Krueger o Michael Myers non sarebbe un problema, ma qui… Insomma, lo sanno tutti, no? Viene pure rivelato all’inizio del primo Scream di Wes Craven (1996)!

Ma quindi non mi è piaciuto proprio per niente questo film? No, sarei ingiusto se scrivessi una cosa del genere… Gli effetti speciali sono ottimi come è normale quando si parla di Tom Savini, collaboratore storico di George Romero e non a caso omaggiato da registi cult come Robert Rodríguez e Quentin Tarantino in From Dusk Till Dawn (Dal tramonto all’alba, 1996). Non che la morte davanti alla telecanera di un povero serpente si possa classificare come effetto speciale (al tempo non c’erano ancora leggi per regolamentare l’uso degli animali nei film), ma qui sto parlando degli omicidi, naturalmente! E poi l’atmosfera da classico film del terrore ambientato sulle rive di un lago in un posto idilliaco che si rivela pericolosissimo è perfetta, e non a caso ha fatto scuola!

E in fondo è questo che fa restare Friday the 13th tra gli horror classici più citati: la sua influenza sul cinema successivo e sulla cultura pop, forse dovuta più ai seguiti con Jason e la sua maschera che non proprio al film in sé. Anche un gran bel film come Mandy (2018) rimanda a Friday the 13th mettendo la casa dei protagonisti sulla riva del Crystal Lake! Insomma, da vedere per lo status di cult movie più che per la sua qualità, ciao!


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17 risposte a "Friday the 13th: recensione del film"

  1. L’enorme successo del primo Venerdì 13 è dovuto proprio al fatto che segue la strada di Carpenter fino alle estreme conseguenze: quello che Halloween suggeriva, Venerdì 13 mostrava. Certo, la censura americana prima e italiana poi l’hanno massacrato, rendendolo in pratica inutile da vedere in home video, lo stesso vedere gente massacrata nel 1980 non era assolutamente scontato. Neanche gli italiani erano preparati, e sì che Mario Bava ha inventato lo splatter nel 1971, sebbene nessun italiano se ne sia accorto: se n’è accorto solo Cunningham, che infatti ha plagiato scena per scena il film di Bava nel secondo episodio di Venerdì 13…
    Cunningham stesso insieme a Craven aveva inventato la violenza al cinema, nel ’72, e Tobe Hooper l’aveva condita a modo suo nel ’74, gettando tutti le basi per almeno due decenni di cinema horror successivo: nessuno però negli anni Settanta aveva avuto il coraggio di mostrare ciò che invece Venerdì 13 mostra. Tanto per fare un esempio, la gente si sentiva male con “Alien” (1979), dove non si vede una stramazza di niente. Figuriamoci con un film che mostra corpi umani maciullati e sangue sfuso. (Almeno nella versione cinematografica che ne ha decretato il successo, non certo in quella roba monca arrivata da noi.)
    Per tutti gli anni Ottanta la saga ha presentato trame stupide e vergognose come pura scusa per presentare effettacci splatterosi e bassa macelleria. Oggi molti fanno gli schizzinosi, ma negli Ottanta questa roba faceva uscire fuori di matto il pubblico. Non a caso è il decennio in cui è nato un eroe italiano dichiaratamente splatter che riprendeva tutte le scene famose delle saghe splatter, con abbondanza di budella e sangue. Un certo Dylan Cane… 😛

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    1. Verissimo che il film sia pieno di sangue, bello splatteroso! Tom Savini aveva le mani libere e si nota! Certo, Dawn of the Dead del grande George Romero è di due anni prima, quindi se vogliamo lo splatter a Hollywood è comunque arrivato prima di Friday 13th, e sempre per lo zampino di Tom fucking Savini! :–D

      Fa un po’ sorridere che come sempre gli italiani siano arrivati prima nel cinema di quegli anni (come per gli zombie corridori) ma che non abbiano capitalizzato.

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      1. Pensa però agli effetti dell’Alba e a quelli del Giorno: c’è parecchia differenza. Ne “Il giorno degli zombi” siamo nel 1985 splatteroso e si ha licenza di esagerare, cosa che nel ’78 è ancora molto limitato: la bassa macelleria del finale poteva essere concepita solo nei sanguinolenti anni Ottanta, di cui Jason è uno dei figli più illustri.
        Personalmente i film di Venerdì 13 non mi piacciono minimamente, perché semplicemente la trama non esiste né esistono personaggi, ma è innegabili che le morti sempre più astruse che i primi titoli presenteranno costituiscono la parte fondamentale di una saga che, come tutte le saghe storiche (da Halloween a Nightmare), spara a casaccio tanto sono solo gli effettacci a piacere. Il problema è che superata la metà degli Ottanta gli effettacci si fanno sempre più rari e quindi rimane solo il vuoto di saghe senza trama…

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