Solo: A Star Wars Story

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Emilia Clarke is Qi’ra and Alden Ehrenreich is Han Solo in SOLO: A STAR WARS STORY.

Ce la facciamo a parlare di Star Wars in poche righe? Proviamoci dai! Senza fare la solita pappardella chilometrica.

Solo: A Star Wars Story è l’ultimo nato della famiglia di spin-off dedicati a Star Wars, questo nuovo film si propone come prequel della trilogia classica collocandosi circa dieci anni prima rispetto alle vicende dell’originale Star Wars (1977). Scopo ultimo del film è quello di dipingere un giovane Han Solo (portato su schermo in modo molto convincente da Alden Ehrenreich) invischiato in una storia di redenzione e malavita.

Il film originariamente era stato affidato a Phil LordChristopher Miller, ma pare che questi lo stessero buttando troppo allo scazzo senza rispettare il copione dei Kasdan (Lawrance e Jonathan. Ricordiamo che Lawrance è responsabile di alcuni capolavori del cinema d’avventura come The Empire Strikes Back o Raiders Of The Lost Ark). Quindi la Disney li congeda e chiama Ron Howard, che è uno degli studio director più capaci nel lavorare con il visivo. Ottima scelta se si pensa che il film alla fine doveva essere (ed è) un avventura con tanta azione al suo interno.

Howard si fa valere sotto il punto di vista tecnico come aveva già fatto nell’ottimo Rush che vanta di un montaggio davvero niente male, come avevamo visto nel carinissimo In The Heart Of The Sea, o in un più serio e riuscito Frost / Nixon. Ron tampona le molteplici buche che questo film aveva avuto in fase di produzione e incastona tutto nel modo in cui doveva essere fatto. Circa.

Il film infatti è tecnicamente buono. Scene d’azione riuscite tra cui spicca l’emozionante assalto al treno, ottimi i costumi che davvero stavolta mettono i puntini sulle I del film riuscendo a dare un tono singolare a scenografie ed attori. Poi come sempre bellissimi i modelli delle navi, convincente il cast, molto belle le ambientazioni e le atmosfere del film che non si scordano del passaggio di Rogue One facendoci vedere l’impero coinvolto in una guerra sanguinosa e sporca, né degli originali Star Wars proponendo tanto western e tanta frontiera: ambienti sporchi, situazioni da duello Leoniano (perdonami Sergio), malavita, disagio.

Questo è un punto a favore di Solo che ha il coraggio di proporci uno Star Wars differente dalla solita minestra. Il film infatti esplora i confini di Star Wars sondando le associazioni criminali, l’inizio della ribellione, lo strapotere imperiale che influisce sulla vita e le scelte dei pianeti sotto il giogo della tirannia e della malavita.

A discapito di questo però Solo si propone come un grosso fan service che ci mostra in modo becero e poco amalgamato nello script elementi ormai imprescindibili dell’universo non scritto di Star Wars. La rotta di Kessel, la vincita al gioco del Falcon contro Lando (perfetto Donald Glover nella parte di Calrissian! Spaccone, piacione, divertito, divertente, spavaldo, figo. Il meglio!), l’incontro con Ciube, il perché del nome Solo (non c’era bisogno di sapere l’origine del cognome di Han…), il costume indossato dal personaggio di Woody Harrelson durante la scena delle miniere, eccetera eccetera

Questi elementi sono inseriti nel modo J.J. Abramsiano all’interno del film. Sono cioè delle strizzate d’occhio poco pensate che stanno li perché dovevano esserci e dovevano far felici i fan. Esattamente come ha fatto J.J. con prodotti come Star Trek o The Force Awakens. Purtroppo questi elementi contaminano i connotati epici delle leggende Starwarsiane sminuendo e devastando miti di decine di anni. Questo succede perché il tempo dedicato a questi fatti è esiguo e superficiale, e perché il modo con cui sono trattati risulta sbrigativo e frettoloso. Il film infatti tenta di compattare tutto quello che hai sentito su Han Solo in due ore, non tenendo conto del fatto che questo crea un commistione di eventi forzati che porta poi ad un compiacimento onanistico davvero fastidioso e deleterio che non contribuisce al film in nessun modo. Abbiamo capito che avete visto l’originale saga di Star Wars con attenzione, bravi. Volete l’applauso?

Il problema del fan service appiccicato e forzato è che non viene per nulla supportato dalla costruzione del film, abbastanza frammentata e con delle scene di raccordo tra un frangente e l’altro davvero poco riuscite e sinceramente dimenticabili. Come dicevo, Howard si muove bene nelle parti action ma inciampa sulle scelte diegetiche che dovrebbero accompagnarti per mano nelle scene, e a risentirne è il ritmo del film che risulta molto squilibrato. Si ha la sensazione continua di saltare continuamente tra qualcosa che funziona e qualcosa che fa fatica ad ingranare. La romance tra Han e Qi’Ra (ma che bellina Emilia Clarke! ) fa leva su dei dialoghi un po’ artefatti che rendono il loro rapporto troppo melenso e forzato. La comicità è convincente e misurata ma spesso inserita in punti morti un po’ noiosotti che fanno da preambolo alle scene d’azione ben più frizzanti (che termine osceno, scusate non mi viene altro) e la mancanza di un antagonista predominante si fa sentire soprattutto nelle parti centrali del film.

Appurato questo possiamo stabilire quindi che Solo: A Star Wars Story è un contenitore di fan service piuttosto mediocre senza nulla da dire. Il film tuttavia diverte il giusto e si desta dalla sua mediocrità proponendo un finale forse prevedibile ma comunque ben strutturato e convincente.

Solo, quindi. Il film è un concentrato ingenuo e becerone delle storie che gravitano attorno ad Han Solo e che dovevano rimanere tali, a malapena sufficiente nella sua costruzione e creato con una voglia di fan service troppo marcata. Solo risulta squilibrato e zoppicante. Però allo stesso tempo vanta una leggerezza invidiabile e potrebbe divertire ed intrattenere senza troppe pretese. Solo ha comunque il pregio di portarci in schermo un’avventura di Star Wars molto leggera, divertente e che si fa seguire. Lodevole anche lo sforzo di portare il brand lontano dal brand, proponendo situazioni ed elementi ancora poco conosciuti sul grande schermo che contribuiscono a sviluppare l’ambientazione in modo interessante ed intrigante.

Dunque! Mediocre, quasi sufficiente questo Solo, con delle cose lodevoli ma con tanti inciampi che non possono essere ignorati. E lo dico da fan della saga, da fan che apprezza la roba nuova e che è felice che l’universo di Star Wars si stia espandendo. Peccato.

Come nota finale metto due carichi da novanta:

  1. La colonna sonora affidata a John Powell fa schifo. Non perché sia brutta in sé, ma perché non si sposa mai con le scene in schermo e non sottolinea il film. Forse è la cosa che ho apprezzato meno. Powell fa una composizione ricca quasi barocca, con queste melodie che si aprono e che sbocciano, e che starebbero bene in un film super eroistico, in qualcosa dove ci sono eroi e situazioni solari e brillanti. Solo alla fine è un film abbastanza cupo, sporco, che si muove tra poveri e schiavi, malavitosi e soggiogati, sopravvissuti e dispersi. Servivano dei toni più bassi, meno edificanti. Serviva qualcuno che calcasse le tonalità di Williams come fece Giacchino con Rogue One. Non si hanno mai accenti musicali in parallelo con quello che si vede in schermo, non si ha mai una sottolineatura convincente, non c’è mezzo tema memorabile. Bocciatissimo.
  2. Non so se la cosa che sto per dirvi mi è piaciuta tantissimo o pochissimo. Dovete dirmelo voi, è geniale o una cacata? Mi spiego: Alla fine del film c’è una scena dove si vede un personaggio… diciamo singolare. Siccome è uno spoiler assurdo ve la nascondo, se avete voglia ci pigiate. Spoilerone. Questo mi porta ad elucubrazioni che non vorrei fare: cosa succederà agli spin-off di Star Wars? La saga principale rimarrà tale, perfetto. Ma gli spin-off tenteranno di creare quello che sta facendo la Marvel con il MCU? Cioè tentare di legare i film non come saga ma come eventi e personaggi? Staremo a vedere. Di sicuro saprò dirvi meglio quando avrò finito di vedere Clone Wars, che sto guardando in questo periodo, e poi Rebels.

Voi che ne dite? Qui il parere di Matavitatau.

Amareggiato e un po’ sconsolato vi saluto.

Addio!


11 risposte a "Solo: A Star Wars Story"

  1. Se non ha convinto a pieno un fan duro e puro come te deve essere proprio una roba mediocre! L’avevo un po’ capito dalla recensione di Chris Stuckmann: grande fan di Star Wars che dà voti tra l’A- e l’A+ in media, a questo Solo ha dato… C!

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    1. Ora mi arrivano le tazze di Darth Vader da Amazon! ❤ Come ho scritto il film si può anche guardare, ma la sensazione di mediocrità è palese. In realtà il film viene affossato pesantemente da tutto questo fan service mal posto. Il plot e la voglia di avventura ci sono, e sinceramente funziona tutto, però non ci sono particolari picchi narrativi e certe parti del comparti tecnico, come la colonna sonora, falliscono e fanno crollare la struttura già non troppo solida. Peccato perché il cast secondo me ci credeva un sacco, e la storia di fondo dei Kasdan fila bene. Alla fine sai… puoi vederlo come un filmetto leggero e senza pretese, che ci sta e era il suo scopo, però ti scivola addosso senza lasciare nulla. Anche poco bella l'idea di scomodare un personaggio del genere per poi fare un filmetto un po' così. Visivamente comunque molto valido. Costumi al top.

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      1. I mezzi per fare le cose bene li hanno, ci stanno investendo un sacco in questa saga. Il problema sono le idee: se devi infilare a forza in tutti questi film dei riferimenti a delle frasi buttate lì nella trilogia originale (buttate lì e quindi fichissime, in quanto ci puoi costruire sopra tutto quello che vuoi: dalla rotta di Kessel alla guerra dei QUOTI) è ovvio che le cose non vadano lisce come potrebbero!

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  2. Se ho ben compreso, non ti ha soddisfatto. Anzi il tuo giudizio di mediocrità, ottimamente argomentato (motivo per cui ho messo la stelletta di apprezzamento), boccia il film con un’attenuante generica di essere riuscito a intrattenere. Dopo un’astinenza forzata di leggere in giro, ho visto il film e questa tua è la terza recensione che leggo, la prima che non incontra il mio parere.
    Rispettando le tue conclusioni, non è mia intenzione evangelizzare nessuno, la mia opinione è che il film regga tutta l’hype che un film di Star Wars genera inevitabilmente. Non l’ho trovato zoppicante, non ho trovato momenti di bieco fanservice (per quanto presente e inevitabile cpn Disney di mezzo). Rogue One di cui scrissi a suo tempo (se ti interessa ti lascio il link) è poco confrontabile con Solo, eppure Solo non ci fa la figura del “fratello povero”.
    Insomma il mio giudizio sul film è tutt’altro che mediocre, è un film riuscito, non tanto nell’espandere l’universo di SW (ormai gettato nel caos totale da Episodio VII), ma nel ricreare la sensazione di “essere tornati a casa”, per citare Han Solo.
    In chiusura di commento, rispondo alle tue domande finali:
    1) concordo che la colonna sonora è fiacca, ininfluente e un errore madornale (credo sia originato da un dictat disneyano: anche RO ha una colonna sonora che accenna al tema tanto amato di Williams e Dio solo lo sa quanto ne avrebbe beneficiato nelle scene della battaglia in RO!). L’unico accenno è alla prima apparizione del pezzo di ferraglia che di lì a poco farà la rotta di Kessel in 12 parsec (arrotondando;)) e quasi quasi mi sono commosso. Se ne sente davvero la mancanza
    2) l’introduzione del personaggio che non rivelo per rispetto a chi non ha ancora visto il film è strumentale a un probabile prossimo film che seguirà la linea degli eventi tracciata in Solo ed è chiarificatore del ruolo di Qi’ra. Non lo considero nè una cagata pazzesca (cit. Fantozzi) nè un colpo di genio. Piuttosto una “furbata”, un classico espediente a fine film che ne preannucia il seguito (sempre che il botteghino lo permetta). Pure trovando fastidiosa questa pratica (IMHO), è ormai consolidata nei film da un po’ di tempo a questa parte.

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  3. Pingback: Star Wars Rebels

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