Predator: recensione del film

predator2b04John McTiernan è un regista con una filmografia che si potrebbe definire con l’espressione “pochi ma buoni”. Non perché abbia scelto con cura i suoi progetti e li abbia realizzati con una maniacale attenzione ai dettagli come Stanley Kubrick. Ma perché finché ha lavorato, ha lavorato bene. Poi l’hanno messo in prigione e c’è rimasto per svariati anni, e da quando ne è uscito pochi anni fa ancora nessuno se l’è sentita di farlo tornare dietro la macchina da presa.

Tra tutti i suoi film, oggi m’è venuta voglia di scrivere di Predator, del 1987. Nonostante una sommaria descrizione del film possa far pensare ad una tamarrata di serie B, McTiernan è riuscito a girare un vero e proprio capolavoro. La trama, infatti, è la seguente: Dutch (Arnold Schwarzenegger) è il comandante di una squadra di militari che viene mandata in una foresta dell’America Latina a salvare delle persone ostaggio di non meglio specificati guerriglieri (aiutati pure dall’obbligatorio malvagio agente sovietico). Lì troverà un alieno che li ucciderà uno ad uno fino allo scontro finale proprio contro Dutch, che avrà la meglio. Come McTiernan sia riuscito a girare un capolavoro con questa storia è qualcosa che proverò a spiegare qui sotto.

Prima di tutto a livello tecnico si è avvalso della collaborazione di alcuni tra i migliori nei propri campi. La colonna sonora è di Alan Silvestri, che ora si diletta coi cinecomics Marvel, ma è colui che ha firmato tutte le musiche dei film di Robert Zemeckis incluso, naturalmente, i tre Back To The Future (Ritorno al futuro). E gli effetti speciali sono di Stan Winston, possessore di quattro Oscar e che ha lavorato a film come The Terminator, Terminator 2: Judgment Day (Il giorno del giudizio) e Aliens di James Cameron e Jurassic Park di Steven Spielberg.

Poi, nonostante il film possa essere inquadrato in quel filone di film muscolari anni Ottanta pieni di battutine one liner con protagonisti i vari Stallone, Lundgren e Schwarzenegger (che ora stanno tornando alla ribalta come eroi ultrasessantenni in opere improbabili come la saga di The Expendables), qui i muscoli non sono al servizio di una trama reazionaria inneggiante alla vendetta privata e all’individualismo reaganiano. Anzi, i muscoli in Predator non ti salvano, sono una condanna! Dutch sarà costretto ad usare intelligenza ed astuzia per sconfiggere il suo nemico nel duello finale, mentre i suoi compagni tutti muscoli e poco cervello saranno fatti fuori abbastanza velocemente.

Ma la cosa che rende Predator un capolavoro del suo genere di azione/fantascienza è come McTiernan caratterizzi bene i personaggi umani e mostri poco a poco l’alieno, che è assente per la maggior parte del film (un po’ come in Jaws, Lo squalo, di Spielberg e Alien di Ridley Scott). La prima mezz’ora siamo di fronte ad un film di guerra puro, coi militari di Dutch che raggiungono il campo dei guerriglieri e con una battaglia campale li uccidono tutti uscendone con pochi graffi. Poi per un’altra mezz’ora i componenti del gruppo muoiono uno ad uno per mano del Predator senza però che riusciamo a vederlo. Ed infine, nella parte finale dell’uno contro uno ecco rivelato il mostro in tutta la sua bellezza, si fa per dire. Certo, all’inizio siamo coscienti della sua presenza grazie non solo alla sequenza iniziale dell’arrivo della sua nave spaziale, ma anche per le inquadrature in soggettiva di lui che segue la squadra di Dutch e ne studia le mosse con questa geniale visione a infrarossi che da allora è caratteristica del Predator. Ma questo serve unicamente a creare aspettative, tensione, ad introdurre l’antagonista che poi diventa padrone della scena soltanto nell’ultimo atto.

E che ultimo atto! Il Predator fa paura per davvero, ha armi molto più avanzate dei militari statunitensi e si muove quasi invisibile sulle cime degli alberi della foresta. Non prova nessuna pietà e non si ferma davanti a niente, che poi è anche quello che si può dire dello squalo di Spielberg, del Terminator di Cameron e dello xenomorfo di Scott, cioè di alcuni tra i migliori mostri del cinema moderno!

Insomma, questo è un filmone da vedere e rivedere. Gli effetti speciali sono esageratamente belli (sia quelli del Predator, sia quelli degli scontri a fuoco con abbondante sangue finto che schizza da tutte le parti). I dialoghi sono divertenti e riescono a dare una personalità ben definita ai vari Billy (Sonny Landham), Dillon (Carl Weathers), Mac (Bill Duke), Blain (Jesse Ventura), Poncho (Richard Chaves), e Hawkins (quel Shane Black regista del più recente film con un Predator, cioè The Predator del 2018 qui recensito da Lucius Etruscus). Le battutine funzionano alla grande: basta pensare allo scambio “You’re bleeding.” “Ain’t got no time to bleed.” “Got time to duck?“, cioè “Perdi sangue.” “Non ho tempo di perdere sangue.” “Hai tempo di ripararti?“, subito dopo aver tirato una serie di bombe. Geniale. Soprattutto perché questi tipi grossissimi e sicurissimi di sé faranno tutti una bruttissima fine!

Via, concludo che potrei andare avanti per ore. Suggerisco il bel documentario The Making Of Predator che si trova anche su Youtube e che contiene infinite curiosità sul film ma soprattutto suggerisco di guardare il film a chi non l’abbia mai fatto! Ciao!

PS: inutile dire che questo film ha generato una serie infinita di prodotti come film (tra seguiti, spin-off e cross-over), fumetti, libri, videogiochi e pupazzetti! Stiamo parlando di una pietra miliare della cultura pop!

PPS: e non posso non chiudere questo post citando un amico d’infanzia a cui piaceva ripetere: “Mi spalmo di merda così il Predator non mi vede.” E’ stata un’infanzia difficile.


25 risposte a "Predator: recensione del film"

  1. Un grande classico, un’ispirata serie di grandi professionisti che si sono ritrovati a creare qualcosa che non esito a definire unica: semplicemente perché quando hanno provato a replicare il successo… non ci sono riusciti!
    Tutti da quel 1987 dicono che la parte “muscolare” è troppo figlia dei tempi e va cambiata, e falliscono miseramente: e lasciare invece la parte muscolare, invece? Chiamare gente col fisico da lanciatore di coriandoli ad affrontare il più grande cacciatore della galassia non è mai una buona idea…
    Grazie per i link 😉

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    1. Eh no, nessun altro film del brand è riuscito ad essere all’altezza di questo primo film!

      E sono d’accordo sui muscoli, che infatti in questo film non sono di troppo, sono anzi perfetti!

      Sui link… grazie a te per tenere un blog così interessante! :–)

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  2. Passano gli anni e penso che arriverà il momento in cui smetteranno di piacermi i film così, ma se mai accadrà, vorrà dire che smetteranno di piacermi i capolavori, infatti invece di perdere passione, questo film mi sembra sempre più bello, gran post, la giusta celebrazione per un capolavoro 😉 Cheers

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  3. Cosa aggiungere a quanto hai scritto e hanno commentato? Da un film che in apparenza rientrava in prevedibile filone dell’epoca e con personaggi dall’estetica GI Joe, lo spettatore viene spiazzato da una trama horror-fantascientifica con un alieno che assumerà lo stesso carisma di uno xenonorfo altrettanto terrificante. Il film è una certosina costruzione di tensione, la cui morsa si stringe sempre più intorno ai personaggi (così muscolari, ma così impotenti e inadeguati) e in parallelo intorno allo spettatore. Vincente anche la scelta dello scenario della giungla e della tecnica della guerriglia applicata dal Predator, che avrebbe potuto spazzarli via in un solo attacco. Personalmente ci vedo un rimando alla guerra del Vietnam e al fatto che i “predatori” (i meglio armati yankee) diventano “prede”. Fossi americano, il rimando l’avrei fatto subito. Meno immediato per noi europei che la guerra del Vietnam non l’abbiamo vissuta come inaspettata “sconfitta” e sofferta per le migliaia di morti di nostri figli, mariti e padri.
    Ancora più sorprendente è come l’universo accennato nel film sia diventato un potenziale moltiplicatore di storie, ahimè spesso inadeguate alla sua origine, in particolare dallo stesso cinema. È andata meglio nei libri, fumetti, videogiochi.
    Sempre bello leggere dell’originario Predator a tanti anni di distanza. Per gli appassionati di fantascienza sembra di ritornare a casa. Un inferno di casa, ma pure sempre “mi casa”.

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    1. Interessantissimo commento, grazie! Effettivamente il Vietnam probabilmente ad uno statunitense viene subito in mente, nemmeno ad una quindicina d’anni dalla fine della guerra dove il nemico invisibile nella foresta ha battuto l’esercito più forte del mondo!

      E concordo sul tuo ultimo punto: il film non era nato con questo intento, ma ne è nato un universo narrativo sconfinato!

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      1. Ah, prenditi tutto il tempo che vuoi per vedere l’ultimo, e che sia MOLTO tempo, mi raccomando… intanto, c’è questo capolavoro del primissimo Predator che hai recensito a dovere a farci compagnia, no? E pure il secondo si difende ancora più che discretamente, mostrando un alieno con un senso dell’onore nei confronti delle proprie prede simile ma non identico alla “sportività” del suo spietato predecessore 😉

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  4. Pingback: Mandy: onirico

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